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Epoca romana

Interamna Nahars, per la sua importanza, venne riconosciuta come municipium ed i Romani le dettero ricchezza ed un'impronta ben definita. Interamna venne dotata di possenti mura di 500 metri di lato (di cui restano ancora delle parti integre, presso il parco della Passeggiata), di una struttura urbanistica basata sulla divisione per linee ortogonali a partire dal cardo (Via Roma, Corso Vecchio) e dal decumano (Via Cavour - Via Garibaldi) che si intersecavano nel Foro (l'attuale Piazza della Repubblica), di terme, di un grande anfiteatro (l'Anfiteatro Fausto, costruito nel 32 dopo Cristo ed attualmente in fase di restauro), di un teatro. Interamna ricambiò, dando a Roma personaggi di primo piano: lo storico Gaio Cornelio Tacito e l'imperatore Marco Claudio Tacito. La fortuna di Interamna fu dovuta all'abbondanza delle sue acque ed alla sua posizione strategica lungo un'importantissima via di comunicazione.

 

Dopo l'Impero la Chiesa

Una fortuna che si tramutò in malasorte alla caduta dell'Impero Romano. Proprio a causa della sua posizione, particolarmente esposta, Interamna fu più volte devastata e saccheggiata: da Totila nel 546, da Narsete del 554 e dai Longobardi nel 755. Dopo un periodo di sottomissione al ducato longobardo di Spoleto, venne nuovamente distrutta dall'Arcivescovo Cristiano di Magonza per ordine di Federico Barbarossa nel 1174. Nel XIII secolo la città si apre alla predicazione di san Francesco che ne fa una delle sue mete preferite. Del passaggio del "Poverello" restano importanti tracce in città e nel suo comprensorio. Nei secoli successivi la città rialza la testa. Si dota di un proprio statuto e, a partire dal 1353 amplia le proprie mura. Vengono aperti nuovi canali e risistemati quelli più antichi. Non mancano le lotte intestine tra le fazioni, prima tra Guelfi e Ghibellini, poi tra "Nobili" e "Banderari". Nel 1574 si arriva ad una vera e propria rivolta dei "Banderari" che uccisero il governatore pontificio e sterminarono alcune famiglie nobili, provocando una durissima repressione da parte del Papa che inviò a Terni delle truppe al comando di monsignor Montevalenti. Così nel '600 la città appare normalizzata sotto il governo pontificio. Terni conta allora circa 9mila abitanti: vengono costruiti nuovi ed importanti palazzi per i signori, viene completamente rifatto il Duomo, si edifica la basilica di San Valentino, primo Vescovo di Terni, del quale vengono ritrovate le reliquie. Da quel momento il popolo di Terni lo elegge come proprio patrono. Successivamente tutto il mondo lo onorerà come protettore degli innamorati.

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