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Scuola: Fioroni detta legge
Un inizio di anno scolastico all'insegna della serietà. Concorre ad assicurarlo il decreto legge varato oggi dal consiglio dei ministri innanzitutto prevedendo una "stretta" sulle sanzioni disciplinari nei confronti dei professori che non fanno il proprio dovere e anche ripristinando il giudizio di ammissione all'esame di terza media. "Si tratta di disposizioni urgenti per assicurare un ordinato avvio dell'anno scolastico" ha spiegato il premier Prodi che, dopo aver rivolto un augurio agli studenti, ha posto l'accento sul lavoro degli insegnanti, "cardine per il futuro del Paese". "Un avvio di anno - ha aggiunto Fioroni nella conferenza stampa tenuta assieme al presidente del consiglio - che offre più certezze e sicurezze".
Ecco le principali novità:
>> ITER PIU' VELOCE PER SANZIONI PROF Si introduce un riordino del sistema disciplinare. In caso di comportamenti "scorretti" di un docente, va acquisito il parere degli organi collegiali scolastici entro 60 giorni (prorogabili di altri 30 in casi particolarmente gravi), ma dopo 90 giorni, se questo parere non venisse espresso, la direzione scolastica regionale può comunque irrogare la sanzione. E viene stabilito un "tetto" di tempo massimo: 120 giorni per concludere l'iter e sanzionare (attualmente si registrano tempi medi che superano l'anno e mezzo). Modifiche anche ai provvedimenti di sospensione cautelare d'urgenza (per i quali è rimosso il parere del collegio dei docenti) prevedendo che il dirigente scolastico possa disporre il trasferimento per incompatibilità ambientale e l'inserimento in competenze diverse dall'insegnamento.
>> TORNA IL TEMPO PIENO ALLE ELEMENTARI Si ripristina il tempo pieno, di fatto cancellato dalla riforma Moratti, alle elementari, con 40 ore settimanali (compreso il tempo mensa). Un piano d'azione consentirà la programmazione, in base alle esigenze del territorio (con particolare attenzione per quelle aree, soprattutto al Sud, dove il tempo pieno è meno diffuso), con il coinvolgimento delle Regioni e degli enti locali.
>> NUOVE REGOLE PER ESAMI PRIVATISTI Intanto si stabilisce che i candidati privatisti devono poter accedere con certezza all'esame di Stato. A questo scopo gli studenti interessati dovranno presentare una domanda alla direzione scolastica regionale indicando il Comune di competenza e la scuola scelta. La direzione scolastica regionale stabilirà poi dove lo studente potrà sostenere l'esame tenendo conto dei "tetti" di privatisti già stabiliti. Insomma, un altro intervento per evitare la nascita di "esamifici".
>> PER ESAME TERZA MEDIA GIUDIZIO DI AMMISSIONE Viene ripristinato il giudizio di ammissione per l'esame di terza media. "Per una questione non di severità - ha spiegato Fioroni - ma di serietà, considerando che oltre il 40% degli studenti italiani viene licenziato in terza media con 'sufficiente'".
>> SUPPLENZE MATERNITA' NON PIU' A CARICO SCUOLE Le supplenze per maternità non saranno più a carico delle scuole ma pagate direttamente dal ministero della Pubblica Istruzione (e quindi dal Tesoro), consentendo un consistente recupero di fondi che potrebbero essere destinati all'ampliamento dell'offerta formativa. I collaboratori scolastici, poi, potranno essere chiesti dalle graduatorie giacenti presso le singole scuole. Con il decreto si riduce anche, da 8 a 3, il numero dei componenti del Comitato di indirizzo dell'Invalsi (Istituto per la valutazione del sistema di istruzione), si dà il via libera alle "classi primavera" per i bambini tra i 24 e i 36 mesi di età (con un finanziamento aggiuntivo di 5 mln di euro) e viene reintegrato il compenso dei commissari d'esame alla maturità. (ansa - Settembre 2007)
''Chiudiamo le scuole'': ''Chi'' insegna ai nostri figli?
''Chiudiamo le scuole'' di Giovanni Papini (01 giugno 1914)
>>...1914 "Diffidiamo de' casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi:
Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi.
Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali.
Difesa contro il delitto, contro la morte, contro lo straniero, contro il disordine, contro la solitudine... contro tutto ciò che impaurisce l'uomo abbandonato a sé stesso: il vigliacco eterno che fabbrica leggi e società come bastioni e trincee alla sua tremebondaggine.
Vi sono sinistri magazzini di uomini cattivi - in città e in campagna e sulle rive del mare - davanti a' quali non si passa senza terrore.
Lì son condannati al buio, alla fame, al suicidio, all'immobilità, all'abbrutimento, alla pazzia, migliaia e milioni di uomini che tolsero un po' di ricchezza a' fratelli più ricchi o diminuirono d'improvviso il numero di questa non rimpiangibile umanità. Non m'intenerisco sopra questi uomini ma soffro se penso troppo alla loro vita - e alla qualità e al diritto de' loro giudici e carcerieri.
Ma per costoro c'è almeno la ragione della difesa contro la possibilità di ritorni offensivi verso qualcun di noialtri.
Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello?
Gli altri potete chiamarli, con morali e codici in mano, delinquenti ma quest'altri sono, anche per voi, puri e innocenti come usciron dall'utero delle vostre spose e figliuole.
Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell'età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza?
Non venite fuori colla grossa artiglieria della retorica progressista: le ragioni della civiltà, l'educazione dello spirito, l'avanzamento del sapere...
Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli e che le scoperte decisive della scienza non son nate dall'insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o non v'insegnavano.
Sappiamo ugualmente e con la stessa certezza che la scuola, essendo per sua necessità formale e tradizionalista, ha contribuito spessissimo a pietrificare il sapere e a ritardare con testardi ostruzionismi le più urgenti rivoluzioni e riforme intellettuali. Soltanto per caso e per semplice coincidenza - raccoglie tanta di quella gente! - la scuola può essere il laboratorio di nuove verità.
Essa non è, per sua natura, una creazione, un'opera spirituale ma un semplice organismo e strumento pratico.
Non inventa le conoscenze ma si vanta di trasmetterle.
E non adempie bene neppure a quest'ultimo ufficio, perché le trasmette male o trasmettendole impedisce il più delle volte, disseccando e storcendo i cervelli ricevitori, il formarsi di altre conoscenze nuove e migliori.
Le scuole, dunque, non son altro che reclusori per minorenni istruiti per soddisfare a bisogni pratici e prettamente borghesi.
Quali?
Per i genitori, nei primi anni, sono il mezzo più decente per levarsi di casa i figliuoli che danno noia.
Più tardi entra in ballo il pensiero dominante della "posizione" e della "carriera".
Per i maestri c'è soprattutto la ragione di guadagnarsi pane, carne e vestiti con una professione ritenuta "nobile" e che offre, in più, tre mesi di vacanza l'anno e qualche piccola beneficiata di vanità.
Aggiungete poi a questo la sadica voluttà di potere annoiare, intimorire e tormentare impunemente, in capo alla vita, qualche migliaio di bambini o di giovani.
Lo Stato mantiene le scuole perché i padri di famiglia le vogliono e perché lui stesso, avendo bisogno tutti gli anni di qualche battaglione di impiegati, preferisce tirarseli su a modo suo e sceglierli sulla fede di certificati da lui concessi senza noie supplementari di vagliature più faticose.
Aggiungete che sulle scuole ci mangiano ispettori, presidi, bidelli, preparatori, assistenti, editori, librai, cartolai e avrete la trama completa degli interessi tessuti attorno alle comunali e regie e pareggiate case di pena.
Nessuno, fuorché a discorsi, pensa al miglioramento della nazione, allo sviluppo del pensiero e tanto meno a quello cui si dovrebbe pensar di più: al bene dei figliuoli.
Le scuole ci sono, fanno comodo, menano a qualche guadagno: ficchiamoci maschi e femmine e non ci pensiamo più.
L'uomo, nelle tre mezze dozzine d'anni decisive nella sua vita (dai sei ai dodici, dai dodici ai diciotto, dai diciotto ai ventiquattro), ha bisogno, per vivere, di libertà.
Libertà per rafforzare il corpo e conservarsi la salute, libertà all'aria aperta.
Nelle scuole si rovinano: gli occhi, i polmoni, i nervi (quanti miopi, anemici e nevrastenici possono maledire giustamente le scuole e chi l'ha inventate!)
Libertà per svolgere la sua personalità nella vita aperta dalle diecimila possibilità, invece che in quella artificiale e ristretta delle classi e dei collegi.
Libertà per imparare veramente qualcosa perché non s'impara nulla di importante dalle lezioni ma soltanto dai grandi libri e dal contatto personale colla realtà, nella quale ognuno s'inserisce a modo suo e sceglie quel che gli è più adatto invece di sottostare a quella manipolazione disseccatrice e uniforme ch'è l'insegnamento.
Nelle scuole, invece, abbiamo la reclusione quotidiana in stanze polverose piene di fiati.
L'immobilità fisica più antinaturale, l'immobilità dello spirito obbligato a ripetere invece che a cercare, lo sforzo disastroso per imparare con metodi imbecilli moltissime cose inutili e l'annegamento sistematico di ogni personalità, originalità e iniziativa nel mar nero degli uniformi programmi.
Fino a sei anni l'uomo è prigioniero di genitori, bambinaie e istitutrici; dai sei ai ventiquattro è sottoposto a genitori e professori; dai ventiquattro è schiavo dell'ufficio, del caposezione, del pubblico e della moglie; tra i quaranta e i cinquanta vien meccanizzato e ossificato dalle abitudini (terribili più d'ogni padrone) e servo, schiavo, prigioniero, forzato e burattino rimane fino alla morte.
Lasciateci almeno la fanciullezza e la gioventù per godere un po' d'igienica anarchia!
L'unica scusa (non mai bastante) di tale lunghissimo incarceramento scolastico sarebbe la sua riconosciuta utilità per i futuri uomini.
Ma su questo punto c'è abbastanza concordia fra gli spiriti più illuminati.
La scuola fa molto più male che bene ai cervelli in formazione.
Insegna moltissime cose inutili, che poi bisogna disimparare per impararne molte altre da sé.
Insegna moltissime cose false o discutibili e ci vuol poi una bella fatica a liberarsene e non tutti ci arrivano.
Abitua gli uomini a ritenere che tutta la sapienza del mondo consista nei libri stampati.
Non insegna quasi mai ciò che un uomo dovrà fare effettivamente nella vita, per la quale occorre poi un faticoso e lungo noviziato autodidattico.
Insegna (pretende d'insegnare) quel che nessuno potrà mai insegnare: la pittura nelle accademie, il gusto nelle scuole di lettere, il pensiero nelle facoltà di filosofia, la pedagogia nei corsi normali, la musica nei conservatori.
Insegna male perché insegna a tutti le stesse cose nello stesso modo e nella stessa quantità non tenendo conto delle infinite diversità d'ingegno, di razza, di provenienza sociale, di età, di bisogni ecc.
Non si può insegnare a più d'uno.
Non s'impara qualcosa dagli altri che nelle conversazioni a due, dove colui che insegna si adatta alla natura dell'altro, rispiega, esemplifica, domanda, discute e non detta il suo verbo dall'alto.
Quasi tutti gli uomini che hanno fatto qualcosa di nuovo nel mondo o non sono mai andati a scuola o ne sono scappati presto o sono stati "cattivi" scolari.
I mediocri che arrivano nella vita a fare onorata e regolare carriera e magari a raggiungere una certa fama sono stati spesso i "primi" della classe.
La scuola non insegna precisamente quello di cui si ha più bisogno: appena passati gli esami e ottenuti i diplomi bisogna rivomitare tutto quel che s'è ingozzato in quei forzati banchetti e ricominciare da capo.
Vorrei che i nostri dottori della legge, per i quali la scuola è il tempio delle nuove generazioni e i manuali approvati sono i sacri testamenti della religion pedantesca, leggessero almeno una volta il saggio di Hazlitt sull'Ignoranza delle persone istruite, che comincia così: "La razza di gente che ha meno idee è formata da quelli che non son altro che autori o lettori. È meglio non saper né leggere né scrivere che saper leggere e scrivere, e non essere capaci d'altro".
E più giù: "Chiunque è passato per tutti i gradi regolari d'una educazione classica e non è diventato stupido, può vantarsi d'averla scappata bella".
Credo che pochissimi potrebbero, se sapessero giudicarsi da sé, vantarsi di una tal resistenza.
E basta guardarsi un momento attorno e vedere quale sia la media intelligenza de' nostri impiegati, dirigenti, professionisti e governanti per convincersi che Hazlitt ha centomila ragioni.
Se c'è ancora un po' d'intelligenza nel mondo bisogna cercarla fra gli autodidatti o fra gli analfabeti.
La scuola è così essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari ma anche i maestri.
Ripeti e ripeti anni dopo anni le medesime cose, diventano assai più imbecilli e immalleabili di quel che fossero al principio e non è dir poco.
Poveri aguzzini acidi, annoiati, anchilosati, vuotati, seccati, angariati, scoraggiati che muovon le loro membra ufficiali e governative soltanto quando si tratta di aver qualche lira di più tutti i mesi!
Si parla dell'educazione morale delle scuole.
Gli unici risultati della convivenza tra maestri e scolari è questa: servilità apparente e ipocrisia dei secondi verso i primi e corruzione reciproca tra compagni e compagni.
L'unico testo di sincerità nelle scuole è la parete delle latrine.
Bisogna chiuder le scuole...tutte le scuole.
Dalla prima all'ultima.
Asili e giardini d'infanzia; collegi e convitti; scuole primarie e secondarie; ginnasi e licei; scuole tecniche e istituti tecnici; università e accademie; scuole di commercio e scuole di guerra; istituti superiori e scuole d'applicazione; politecnici e magisteri.
Dappertutto dove un uomo pretende d'insegnare ad altri uomini bisogna chiuder bottega.
Non bisogna dar retta ai genitori in imbarazzo né ai professori disoccupati né ai librai in fallimento.
Tutto s'accomoderà e si quieterà col tempo.
Si troverà il modo di sapere (e di saper meglio e in meno tempo) senza bisogno di sacrificare i più begli anni della vita sulle panche delle semiprigioni governative.
Ci saranno più uomini intelligenti e più uomini geniali; la vita e la scienza andranno innanzi anche meglio; ognuno se la caverà da sé e la civiltà non rallenterà neppure un secondo.
Ci sarà più libertà, più salute e più gioia.
L'anima umana innanzi tutto.
È la cosa più preziosa che ognuno di noi possegga. La vogliamo salvare almeno quando sta mettendo le ali.
Daremo pensioni vitalizie a tutti i maestri, istitutori, prefetti, presidi, professori, liberi docenti e bidelli purché lascino andare i giovani fuor dalle loro fabbriche privilegiate di cretini di stato.
Ne abbiamo abbastanza dopo tanti secoli.
Chi è contro la libertà e la gioventù lavora per l'imbecillità e per la morte."
>>...2006 Mandiamo i nostri figli a scuola perché così vuole la legge, altrimenti si va in galera.
Ma ci siamo mai soffermati un attimo a riflettere a chi affidiamo la mente e l'intelligenza dei nostri figli?
Dopo aver letto quello che ha scritto il Sig. Papini, sbirciate tra le righe sotto e provate a non essere d’accordo con lui...
Ecco alcuni "esileranti" fraseggi proferiti nelle aule della nostra bella ma, soprattutto, "istruita" Italia...
In fondo alla pagina il link per mandare tutto ciò che avete sentito con le vostre orecchie.
Ma ora mettetevi comodi...
Prof di Inglese: "È morto desanguato" "È una società ipocrìtica"(ipocrita) "Velosciamente"(velocemente) "Disapprovano di Margaret" "Lo vogliono bene" (gli vogliono bene) "Le foglie che germolavano"(germogliavano)
(Alessia)
Prof di Italiano: "Dove ve lo metto, all'orale?"
Prof di Religione: "Zeus è un deo della terza generazione" "Zeus era un gran puttaniere" "Il mondo inft... infint... inift... piccolissimo!" "Bisogna sapersi imporsi" "Il quoziente intellettuale"
Prof di Storia dell'Arte: "Il Gotico permane come discorso fondale di una scena che diventa l'Umanesimo"
Prof di Fisica: "Guardate questo tubo a J, sembra un salame. Adesso pensate ad un elettrone nel tubo: è come se fosse un elettrone nel salame"
Prof di Filosofia: "Ma Platone si è abbassato, tra virgolette, a scrivere degli scritti"
Prof di Italiano: "Adesso poi dopo passo a via di fatto" "Ma cosa aspetti, che vengano giù i pinguini ?!"
Prof di Matematica: "Poi mi denunciano per invasione di vita propria..." "Sicuramente ci sarà un SOTTORIFUGIO! (sotterfugio?)" "Scopriremo il MALANDRONE! (malandrino?)".
Prof di Matematica: "Ma manco se mi impicco a 'na ghigliottina!" "La primavera v'ha schiuso i pulcini!" "Ti giri avanti e la fai finisci?" "Come fai a non capire? È la stessa cosa però non cambia niente!" "Ragazzi, mi comincio a sfastidià eh!" "Ve lo ripeto per la qualesima volta..." "Se vorrei ottenere il valore della tangente..." "Se faccio dei passaggi matematichi..." "Giusto per puro curiosità vi dico che viene due valori come risultato..." "Il grafico a me è venuto male,a voi verrà piu' chiaramente meglio..." "Alla decima virgola decimale..." "Qua lui,il libro, si chiede un problema..." "Evita di mangiare il chupa-chupa con la bocca!" "Lavorate pure in coppie di tre..."
Prof di Storia: "Per martedì mi fate le crocette, così la volta scorsa le correggiamo..." (Assistendo alla chiamata a vibrazione di un cellulare): "Bene, questo è un vibratore, immagino..."
Prof di Latino e Greco: "Ve la fidate? ;" "Lo vogliamo ripeterlo?" .
(Stefano)
Prof di Inglese Voleva fare riferimento alle antiche corti nobiliari, così ha deciso di paragonare la sua idea a "Elisa di Valleombrosa"
Prof di Filosofia: "..Il quarto anno del triennio"
...primi giorni di scuola: "Oggi interroghiamo...e comincio dai nomi che conosco.. Tu come ti chiami???"
...e...
"C'è poco micapoco brusio!" "Il gesso questa mattina mi serve a fare altre cose che a scrivere" "Acusmapata = participio neutro al plurale" "I voti..non sono funghi sott'olio" "Le parole devono essere lette...come le papatine pai...".
Prof di Diritto: "Come ti chiami?" - Mattia... - "E di nome?" "Ci sono certi padri e certe madri che non hanno figli..."
Prof di Storia: "Una cosa che non capite ve la spiego un miliardesimo (1/1000000000)di volte!" "Hai fratelli o sorelle?" - No... -"Beh, dovresti passarci più tempo assieme..." "Che abiti vanno di moda quest'anno? So che l'anno scorso c'era il "Vuci" (Woolrich) "Aula di musica? Io non ci sono mai stata, Dov'è?" - Al primo piano, vicino a quella di informatica... - "Già, infatti è sempre stata lì..." "C'erano i Maya, gli Azzecchi..."
Prof di Italiano: "Il suggeritore fa il gobbo a teatro..." "Questa è una cosa internazionale, addirittura mondiale..." "Scusi Prof,come si scrive Shoah? - "S, H, O, A" -Ma no Prof, mi sembra abbia la "h" finale... - "Bah..."
Prof di Biologia: "Cos'è il glucosio?" - Non lo so... - "Giusto, un monosaccaride!"
(Veronica Guerra)
e ancora...
"Le domande rispondetele sul quaderno" "Alzati!"È un imperatore! (Riferito al modo imperativo) "La questione di Pascolo..."
Prof. di Italiano e Latino: "Voi scrivete cose che non hanno nè senso nè coda" "Abbiamo rimasto un po' delusetta" "L'appartamento numero A" "Devo interrogare quelli che hanno voti risalenti a mai" "Pirandello scrisse che la vita è una grande spupazzata" "È come la selezione della specie: il pesce piccolo mangia il pesce grande" "La domanda non risponde alla risposta" "Siete dei vigliaccoidi"
E tornateci a trovare...prossimamente pubblicheremo altri esileranti sproloqui dei nostri ''super-prof''...
Letto ciò... dovrebbero venirci grossi dubbi (ma già li abbiamo) sulla qualità e il livello delle scuole italiane.
Ma siamo in Italia e si sa: Non importa se qualcosa non va bene. Non importa se una legge non va bene. Non importa se una legge (magari del 1920 e quindi ovviamente poco adatta ai nostri giorni) invece di tutelare i cittadini, li penalizza o addirittura li priva di quello che si dice essere un diritto e cioè ''la democrazia'', la libertà di scegliere.
...dicevamo, non importa tutto ciò...
L'importante è: seguire la legge.
Ma come dice un cantante dei nostri tempi: "Mani in alto in nome della legge! Di quale legge? Del lupo o del gregge...?"
Allora... "Qui la domanda nasce spontanea..."
La legge va seguita ciecamente? Come fosse una fede?
Un "libero" cittadino che vive in un paese "libero", potrebbe obiettare se pensasse che una legge fosse illogica, ingiusta e deleteria?
>> E voi avete mai provato ad obiettare? >> E con quali risultati?
Se volete potete scrivere la vostra esperienza alla nostra redazione.
Stiamo realizzando la rubrica ''Vostradamus''.
In base ad una vostra esperienza, raccontateci come vedete le leggi italiane e come prevedete che vada a finire la nostra nazione se non verranno apportate le necessarie modifiche e i necessari aggiornamenti alle stesse.
Scrivi qui la tua esperienza >>Forum
Oppure scrivi a: >> terniweb@mediarama.com >> info@terniweb.it
(La Redazione)
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