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Natale 2007: tanti auguri dall'inflazione!Natale 2007: tanti auguri dall'inflazione!

L'inflazione a novembre è salita al 2,4% contro il 2,1% di ottobre, ai massimi dal giugno 2004. Lo comunica l'Istat aggiungendo che su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,4%. Un aumento che pesa molto sui beni di prima necessità e sui prodotti energetici: il pane negli ultimi 12 mesi è aumentato del 12,4%, la pasta del 7,7, tanto che il ministero delle Politiche Agricole ha annunciato un "piano antispeculazione" per verificare manovre illegittime che abbiano inciso sui rialzi. Ma per i sindacati non basta: Cgil, Cisl e Uil hanno lanciato un appello al governo per "un intervento immediato e incisivo". Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni fa notare come l'aumento dei prezzi si ripercuota "sia sulla condizione salariale, già peraltro grave dei lavoratori e dei pensionati, sia sull'andamento dei conti pubblici per l'aumento degli interessi sul debito pubblico". Mentre il ministro dello Sviluppo Pier Luigi Bersani ricorda che comunque il dato italiano "è inferiore a quello del 3% registrato a livello europeo".

I sindacati temono l'effetto domino. I confederali chiedono "una diminuzione delle accise" (richiesta condivisa da Confesercenti), ma anche "controlli e sanzioni contro gli speculatori", e la convocazione di tutte le parti sociali "per evitare che questi dati inflattivi diventino preoccupanti". Il rischio di un progressivo aumento dell'inflazione, spiega il segretario confederale della Cgil Marigia Maulucci, è che "si crei un effetto domino, che ricorda il passaggio dalla lira all'euro, per cui siccome l'inflazione sale è possibile che salgano anche i prezzi senza che ce ne sia una ragione specifica".

In forte rialzo l'energia. A destare preoccupazione non sono solo gli aumenti dei beni alimentari: su base mensile il comparto dell'energia è cresciuto dell'1,8%, mentre il dato tendenziale è passato dal 3% di ottobre al 5,1%.

Montezemolo ''preoccupato''. Anche il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo non esita a definire "preoccupante" il rialzo dell'inflazione: "Preoccupa perché è una inversione di tendenza su un dato che ci eravamo quasi dimenticati. Ci sono una serie di elementi nazionali e internazionali, chiamiamoli turbolenze, che incidono su un organismo particolarmente non strutturato a crescere".

Confcommercio meno. Mentre Confcommercio fa notare come i rialzi italiani sono solo il riflesso di una situazione più generale:
si tratta di un "fenomeno - si legge in una nota dell'associazione - che desta preoccupazione per l'impatto che può avere in termini di reddito disponibile e sui consumi ma, in ogni caso, decisamente inferiore al dato Uem di novembre salito al 3% per le tensioni sugli alimentari e sui combustibili".

I comparti. In rialzo, nell'indice 'intera collettività', sono soprattutto i 'Trasporti', +0,8% su base mensile e +3,9% su base annua, seguiti da 'Abitazione, acqua, elettricità e combustibili' (+0,6% mensile e +2,8 annuo) e 'Prodotti alimentari e bevande analcoliche' (+0,5% congiunturale e +3,7% tendenziale.

L'Istat: "Crescono i beni, fermi i servizi". "L'aumento congiunturale dello 0,4% - spiega Mauro Politi, delle 'Statistiche dei prezzi' dell'Istat - è dovuto interamente ai beni. I prezzi dei servizi sono invece scesi leggermente". In particolare spiccano le tariffe aeree, che in un anno sono diminuite del 9,6%. Scendono anche le tariffe telefoniche, fisse e mobili. Ma i rialzi preoccupano molto di più di quanto non diano un sospiro di sollievo i ribassi: il caropetrolio e l'aumento delle materie prime alimentari ha portato una serie di beni ad aumenti che in molti casi sfiorano o superano il 10%.

Volano il pane e la pasta. A crescere di più tra i beni alimentari, "soprattutto quelli lavorati dall'industria", spiega Politi: nel complesso registrano un aumento annuo del 3,8%. Il comparto pane e cereali aumenta del 7,1% contro il 6% a ottobre; se si considera solo il pane si arriva al 12,4 dal 10,3% del mese precedente. La pasta passa dal +6,4 al +7,7%. Il latte passa 5% al +6,4%. Non male anche le carni, che aumentano del 3,4%, con il pollame che recupera l'arretramento dell'anno scorso dovuto all'aviaria e balza del 7,3%. La frutta cresce del 4,7%.

La Coldiretti: "Il grano è sceso del 10%". Gli aumenti di pane e pasta, sottolinea tuttavia la Coldiretti, non sono certo dovuti ai rialzi dei prezzi delle materie prime: "Il prezzo del pane si è ridotto di un ulteriore 10% a novembre rispetto al mese precedente senza alcun effetto positivo su pane e pasta". Pertanto, gli aumenti dei prezzi finali, secondo la Coldiretti, sono dovuti esclusivamente "alle filiere inefficienti che perdono valore e sulle quali occorre intervenire con le necessarie ristrutturazioni".

La task force antispeculazione. Il ministero delle Politiche Agricole ritiene che tali aumenti vadano analizzati, e ha costituito una "task force antispeculazione", che nel prossimi giorni, fino a tutto dicembre, effettuerà oltre 2.500 controlli per verificare che alla base dei rincari ci siano stati "particolari e illegittimi comportamenti speculativi o fraudolenti da parte delle imprese del settore".

Benzina e gasolio alle stelle. I rialzi nel settore dell'energia sono altrettanto preoccupanti. La benzina verde è cresciuta su base mensile del 2,2% e su base annua del 9,8, il gasolio rispettivamente del 3,1 e dell'11,2%, i combustibili per la casa sono passati su base tendenziale dal 5,5% al +12,1%.
(repubblica.it - Dicembre 2007)

Turismo: vacanze a prezzi folli. L’indagine di FederconsumatoriTurismo: vacanze a prezzi folli. L’indagine di Federconsumatori

Una settimana per due persone in albergo per la vacanza estiva può arrivare a costare in media 1.160 euro, meno se si prende in locazione un appartamento, 729 euro. Ad incidere sul prezzo è soprattutto l'area geografica: al Sud, infatti, si può arrivare a spendere oltre 1.600 in hotel e 886 euro in appartamento. Lo rileva Federconsumatori che ha oggi presentato a Roma la "1° Indagine statistica nazionale sui prezzi applicati dagli alberghi, dai campeggi e dalle locazioni di appartamenti".

La ricerca, curata dall'Osservatorio nazionale sul turismo dell'associazione, ha preso in esame, nel periodo di marzo e aprile 2006, circa 1000 strutture alberghiere, altrettante quotazioni di locazione appartamenti e circa 200 campeggi, tutti situati nei comuni marittimi più importanti quanto ai flussi turistici rilevati.

Basso potere di acquisto e scarsa competitività del turismo italiano. Queste le cause secondo Rosario Trefiletti, presidente dell'associazione, che sono alla base "Dell'andamento negativo della spesa delle famiglie italiane nel settore turistico. E' infatti diminuita la percentuale di famiglie che parte per le ferie ed anche il numero di giorni di vacanza. Due sono le cause: la diminuzione del potere di acquisto delle famiglie e la scarsa competitività del nostro Paese rispetto ad altre località come ad esempio la Croazia. E' quindi necessaria da parte delle istituzioni una maggiore promozione a livello centralizzato".

Per quanto riguarda gli alberghi, a livello nazionale, la tariffa alberghiera media pro capite, in camera doppia, per un trattamento di pensione completa ammonta a 83 euro al giorno. La regione più cara è la Sardegna con 146 euro di tariffa, seguita dalla Sicilia (113 euro) e dalla Basilicata (109 euro). La regione più economica è invece l'Emilia-Romagna dove una notte in hotel costa intorno alle 60 euro.

Minore variabilità territoriale dei prezzi è stata riscontrata per i campeggi. In media il costo per il pernottamento di un adulto è di 9,3 euro: al Nord ammonta ad 8,1 euro, al Centro 9,6 euro ed al Sud e Isola 10,1 euro. Poco più di 14 euro costa invece il posto tenda (valore medio) e 15,3 euro il posto camper.

Il prezzo settimanale di locazione di un appartamento, dotato di tre posti letto in media a livello nazionale è invece di 729 euro. Anche qui da Nord a Sud le differenze di prezzo si fanno sentire: si passa dai 512 euro delle del Veneto alle 1.062 euro delle aree della Sardegna.

I consumatori non guardano solo ai prezzi delle strutture turistiche ma anche alla loro efficienza, qualità e trasparenza. Simone Scagliarini, responsabile dello Sportello Nazionale di tutela del turista ha ricordato come "sono state 1650 le persone assistite dall'inizio del 2006. Il 57% ha riguardato controversie con Tour Operators per pacchetti tutto compreso. Al secondo posto il trasporto aereo (13,1%) seguito da problematiche nel settore del turismo in camper (8,2%).

"Lavorare di più sulla trasparenza". Questo ha chiesto Mauro Zanini, vicepresidente di Federcosnumatori e responsabile del settore turismo al comparto. "Abbiamo firmato - ha precisato - un accordo con la Federazione delle agenzie di viaggio. La sfida è arrivare alla definizione di parametri e standard di qualità. Ciò che ci auguriamo è che le associazioni degli operatori turistici capiscano che la qualità e la trasparenza e i prezzi contenuti sono una carta vincente. Anche il reclamo deve essere vissuto come una risorsa".
(Help Consumatori)


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  • BANKITALIA: cala spesa famiglie, piu' fatica pagare debiti
      1 giu. 09
      Famiglie italiane in trincea per far fronte agli effetti della crisi economica: alle prese con redditi erosi dai rialzi dei prezzi e con condizioni di credito sempre più inasprite, i consumatori si sono trovati costretti a tagliare le spese e a ridurre le domande di prestiti alle banche, ma la via del risparmio non ha evitato che molti abbiano incontrato crescenti difficoltà nel rimborso dei debiti. E' questa la fotografia sullo stato delle famiglie scattata dalla Banca d'Italia nella Relazione annuale. Nel 2008 i consumi delle famiglie si sono ridotti dello 0,9% in termini reali, mentre in termini pro capite sono scesi al livello iniziale del decennio scorso: alla contrazione della spesa in beni durevoli (-7,3%), tipica di tutte le crisi profonde - evidenzia Bankitalia -, si è affiancata quella dei non durevoli (-1,3%).

      In particolare, nella parte finale dell'anno, si è inasprita la contrazione dei consumi alimentari (-2,3%): un dato che, secondo Via Nazionale, "potrebbe riflettere il brusco impatto della crisi sulle famiglie a basso reddito". La flessione dei consumi va di pari passo con quella del reddito disponibile in termini reali, la cui debolezza - osserva Bankitalia - perdura ormai da un quindicennio e influenza in modo permanente le percezioni delle famiglie: l'incremento nominale del reddito nel 2008 (+2,7%) è stato "completamente eroso" dalle forti tensioni al rialzo dei prezzi e così il potere d'acquisto delle famiglie è diminuito nella media dell'anno di mezzo punto percentuale. Questo contesto ha però determinato una maggiore propensione delle famiglie a risparmiare: il più marcato indebolimento dei consumi rispetto al reddito si è infatti riflesso nell'aumento del saggio di risparmio (all'11,9%). Si è ridotta invece la ricchezza finanziaria netta delle famiglie, a causa soprattutto delle perdite di valore di azioni e partecipazioni. Il 2008 è stato caratterizzato anche da un "notevole rallentamento" della crescita dei prestiti concessi alle famiglie dalle banche, riflesso di una minore domanda per l'attenuazione del ciclo del mercato immobiliare e la forte contrazione della spesa per beni durevoli.

      A questo ha contribuito un "contenuto inasprimento" delle condizioni di offerta del credito che - precisa Bankitalia - sembra essersi attenuato nel primo trimestre 2009. Sono poi aumentati gli oneri delle famiglie per pagare gli interessi e la restituzione del capitale (il servizio del debito ha raggiunto il 10% del reddito disponibile). Questo ha reso "più tese le condizioni finanziarie delle famiglie, che nel 2008 hanno incontrato maggiori difficoltà nel rimborso dei debiti": la quota dei prestiti incagliati, su cui si riscontrano temporanei problemi di rimborso, è cresciuta in un anno dall'1,5 al 2,2%; la percentuale di crediti scaduti da almeno 90 giorni ha raggiunto il 4,3%. Tuttavia il rapporto fra nuove sofferenze e prestiti è aumentato "in misura limitata". In prospettiva, secondo la Banca d'Italia, la vulnerabilità delle famiglie indebitate "potrebbe risentire del peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro". Un sostegno, però, verrà "dalla recente flessione dei tassi d'interesse". (ansa)

    GENERAL MOTORS: oggi Obama annuncia bancarotta
      1 giu. 09
      General Motors volta pagina: quella che e' stata per 77 anni la prima casa automobilistica al mondo fara' bancarotta, mettendo cosi' un punto alla sua storia poco piu' che centenaria. E si ritrovera' con il Governo primo azionista, con una quota del 60% a fronte di ulteriori aiuti per 30,1 miliardi di dollari: alcuni osservatori gia' chiamano 'Government Motors' la societa' che emergera' dalla bancarotta. ''Manterremo la quota non piu' del necessario'' spiegano dall'amministrazione Obama, precisando che il Governo ''non intende interferire o esercitare controllo sulla gestione giornaliera. Nessun rappresentate del Governo sara' impiegato nel consiglio di amministrazione o nella societa'''.

      Gm fara' ricorso al Chapter 11, sezione 363 (quella che nel codice fallimentare statunitense prevede una vendita rapida dgeli asset il cui valore rischia di essere azzerato in caso di bancarotta prolungata), fra poche ore, prima dell'apertura di Wall Street, presso il Tribunale di New York, quello che gia' ospita il caso Chrysler. La bancarotta di Gm, data la sua taglia e la sua maggiore complessita', durera' piu' a lungo di quella della piu' piccola delle case automobilistiche di Detroit: l'amministrazione prevede 60-90 giorni. Per facilitare nell'ambito del processo di bancarotta la vendita degli asset della vecchia Gm a una nuova societa', il Tesoro concedera' un finanziamento debtor-in-possession pari a 30,1 miliardi di dollari. Oltre a questi fondi ''il Tesoro non prevede ulteriore sostegno finanziario per Gm. Anche in uno scenario particolarmente conservativo riteniamo - osservano dall'amministrazione - che i fondi siano sufficienti per far tornare Gm a crescere.

      Anche perche' quella delineata e' una soluzione permanente per Gm''. Oltre a una quota di circa il 60%, il Tesoro ricevera' 8,8 miliardi di dollari fra debito e azioni privilegiate. Alla ristrutturazione di Gm partecipera' anche il Canada. Ottawa e il Governo dell'Ontario stanzieranno finanziamenti per 9,5 miliardi di dollari. In cambio riceveranno il 12% della nuova Gm, oltre a circa 1,7 miliardi di dollari fra debito e azioni privilegiate. L'amministrazione plaude agli sforzi effettuati dal sindacato United Auto Worker (Uaw), il cui fondo Veba si trovera' a controllare il 17,5% di Gm con l'opzione di salire di un ulteriore 2,5%. Il Veba, che potra' nominare un direttore indipendente al consiglio di amministrazione ma che non godra' di diritti di voto, ricevera' anche 6,5 miliardi di dollari di azioni privilegiate con un dividendo del 9% annuo. Il 10% della nuova societa' andra' ai creditori non garantiti: e' stato proprio il loro via libera alla nuova proposta di ristrutturazione avanzata dal Tesoro a spianare la strada al Chapter 11. Il 54% degli obbligazioni hanno aderito alla proposta che offre ai creditori un iniziale 10% con l'opzione di salire di un ulteriore 15%. (ansa)

    FIAT: presentata offerta Opel, comprende Vauxhall
      21 mag. 09
      Alla fine, sulla scrivania del ministro dell'Economia tedesco Karl-Theodor zu Guttenber (Csu), sono arrivati tre piani per l'acquisto della Opel, di cui uno - quello targato Fiat - prevede anche l'assorbimento delle attivita' della Vauxhall, in Inghilterra. Il governo tedesco non ha confermato ufficialmente la presentazione delle offerte, ma secondo un portavoce di Gm Europe si tratta - oltre alla Fiat - del gruppo austro-canadese Magna, alleato alla casa automobilistica russa Gaz, e del fondo d'investimento belga Rhj, controllato dal fondo di private equity americano Ripplewood.

      E' probabile che Berlino si metta al lavoro immediatamente per studiare le offerte, visto che punta a una decisione sul futuro della Opel durante ''questa, al massimo all'inizio della prossima settimana'', come ha sottolineato il ministro del Lavoro, Olaf Scholz. ''Non abbiamo molto tempo'', ha detto Scholz, anche perche' il suo collega Guttenberg sta pensando di tornare negli Usa alla guida di un team di negoziatori gia' alla fine di questa settimana, in vista dell'imminente scadenza fissata da Washington per la Gm. Il tempo stringe, quindi, ma Berlino ci tiene a sottolineare che tutto e' ancora da decidere. A chi chiedeva oggi un commento sull'ottimismo del ministro dello Sviluppo economico Claudio Sacajola (ci sono ''buone possibilita'' che la Fiat chiuda con Opel), infatti, il portavoce di Guttenberg, Steffen Moritz, ha risposto: nella corsa per l'acquisizione della Opel ''non ci sono favoriti''.

      Eppure non tutti la pensano come lui. Tra questi c'e' Hendrik Hering, il ministro dell'Economia della Renania Palatinato, la regione in cui si trova l'impianto di Kaiserslautern, cioe' quello che originariamente la Fiat voleva ridimensionare. E' il piano Magna che ha le migliori possibilita' di farcela, ha infatti detto oggi Hering. Certo e' che il consorzio Magna-Gaz-Sberbank sta puntando molto - fin dall'inizio - sul gradimento dei sindacati e quindi delle regioni. Tanto che, secondo l'Handelsblatt, gia' all'inizio della settimana prossima presentera' il suo piano al consiglio di fabbrica del costruttore tedesco. Secondo recenti indiscrezioni, Magna e Gaz propongono di acquistare la maggioranza della Opel con l'appoggio finanziario della banca russa Sberbank per creare un nuovo gruppo mondiale capace di produrre fino a cinque milioni di vetture all'anno. La Fiat, da parte sua, punta alla creazione di un colosso che integrera' le attivita' di Fiat Group Automobiles, inclusa la partecipazione in Chrysler, e di Opel. Da questo matrimonio, secondo il Financial Times, nascerebbe la seconda casa automobilistica al mondo dopo la Toyota, con un fatturato di circa 80 miliardi di euro e vendite per 6-7 milioni di auto all'anno. Nel frattempo prende corpo a tappe forzate la proposta di Guttenberg per un'eventuale amministrazione fiduciaria temporanea della Opel, che darebbe alla societa' la possibilita' di sopravvivere - in caso di insolvenza della casa madre americana - grazie a finanziamenti ponte per 1,5 miliardi di euro. Dopo un incontro ieri a Berlino tra governo, regioni e rappresentanti di banche pubbliche, i ministeri del Tesoro dei quattro Land in cui si trovano gli stabilimenti della societa' si sono impegnati a fornire prestiti per 750 milioni di euro, mentre i rimanenti 750 arriverebbero dal governo federale. La quota regionale verrebbe cosi' ripartita: l'Assia, dove si trovano il quartier generale e la fabbrica di Ruesselsheim, parteciperebbe con 447 milioni di euro; la Renania Palatinato (Kaiserslautern) con 102 milioni di euro; il Nord Reno-Westfalia (Bochum) con 150 milioni di euro e la Turingia (Eisenach) con 51 milioni di euro. (ansa)

    FIAT-OPEL, Marchionne accelera. Berlino, piano interessante
      5 mag. 09
      Sergio Marchionne arriva a Berlino dopo la maratona americana per la Chrysler e incassa una prima apertura sulla Opel da parte del governo tedesco: il piano messo sul tavolo dall'ad della Fiat per un'eventuale acquisizione della controllata Gm è "interessante" e va "valutato attentamente", ha assicurato il ministro dell'Economia Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu). Marchionne ha dato garanzie sull'occupazione e sugli impianti ed è proprio su questi punti - fondamentali per ottenere gli aiuti dall'esecutivo di Angela Merkel (Cdu) - che si gioca la partita Opel. Una partita, ha detto oggi l'ad, che "comincia adesso", anche se con la "General Motors c'erano contatti già da tempo".

      L'atteso incontro con il ministro della Csu ha aperto una giornata dedicata interamente alla trattativa per la casa di Ruesselsheim, che ha visto anche incontri con il capo della cancelleria Thomas de Maiziere, con il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier (Spd) e con il capo del Consiglio di fabbrica che rappresenta i lavoratori della Opel, Klaus Franz. Marchionne ha presentato a tutti "il piano per trasformare il panorama automobilistico globale attraverso lo spin-off di Fiat Group Automobiles, e la sua unione con Chrysler e General Motors Europe", come ha scritto oggi il Financial Times, che ha intervistato il top manager. "Dal punto di vista industriale e ingegneristico, è un matrimonio perfetto", ha detto Marchionne all'Ft: ne nascerebbe un gruppo con un fatturato di circa 80 miliardi di euro e vendite per 6-7 milioni di auto all'anno, cioé la seconda casa automobilistica al mondo dopo la Toyota. I tempi dell'operazione dovranno essere rapidi, ha detto Guttenberg, ma la strada - nonostante l'interesse di Berlino - si presenta ancora lunga e in salita, soprattutto alla luce dell'ostilità dei sindacati e dei socialdemocratici nei confronti di Torino.

      Se da una parte per Guttenberg serve "un investitore che garantisca la sicurezza di lungo periodo della società e che abbia un piano realmente attuabile, che non sia sostenibile solo per qualche mese", dall'altra il sindacalista della Ig Metall e membro del consiglio di sorveglianza Opel, Armin Schild, ha detto che un'eventuale operazione con la Fiat creerebbe "grandi problemi" per lo stesso gruppo italiano. E oggi ha ribadito il suo 'no' a Marchionne anche il Comitato dei lavoratori della Opel, che da Bochum , dove si trova uno dei quattro impianti tedeschi, ha fatto sapere: la Fiat non può entrare nella Opel solo per usufruire delle garanzie statali "in modo da risolvere più facilmente i propri problemi". Secondo il presidente del Comitato di Bochum, Rainer Einenkel, inoltre, "se la Fiat vuole veramente entrare (nella Opel) solo con un miliardo di euro, questo è troppo poco per salvaguardare l'attività futura" della società.

      Le assicurazioni fornite da Marchionne le ha annunciate Guttenberg: il piano, che prevede garanzie statali a livello Ue per 5-7 miliardi di euro - ha detto - punta all'acquisizione della Opel senza nuovo indebitamento per la Fiat, passa per la ristrutturazione di uno solo dei quattro impianti (quello di Kaiserslautern) e si propone di mantenere lo storico marchio. Il concorrente più temibile è il gruppo austro-canadese Magna, che starebbe preparando un'offerta da cinque miliardi di euro insieme ad alcuni alleati per acquistare oltre il 50% della Opel. La Fiat, quindi, continua a trattare. E la cancelleria ci tiene a fare sapere che "il governo tedesco accoglie favorevolmente ogni possibile" investitore interessato alla Opel, "senza decisioni predefinite". (ansa)

    USA: Obama stretta su tasse, a nessuno piace pagarle
      5 mag. 09
      Barack Obama, all'attacco di paradisi fiscali ed evasori, annuncia norme più stringenti, attuate anche grazie a un rafforzamento del numero dei controllori. Obiettivo: interrompere le pratiche "illegali" che consentono ad alcune imprese e a ricchi americani di evadere il fisco utilizzando "scorciatoie perfettamente legali contenute in un codice delle imposte scritto da lobbysti per tutelare interessi particolari". Le nuove norme, che anche se approvate dal Congresso non entreranno in vigore prima del 2011, faranno risparmiare al governo 210 miliardi di dollari, da utilizzare - spiega il presidente americano - per ridurre il deficit, alleggerire il carico fiscale sulle famiglie di lavoratori e concedere agevolazioni alle imprese che creano innovazione e occupazione in America. Un annuncio, quello di Obama, che arriva mentre è in corso da mesi un contenzioso fra la giustizia americane e la banca svizzera Ubs: oggetto del braccio di ferro, i nomi degli americani che hanno evaso le tasse attraverso i paradisi fiscali. L'intervento punta a "ristabilire equilibrio e giustizia nel codice delle imposte": "ci vorrà del tempo per riparare i danni causati da norme introdotte dalle lobby, ma con le misure che annunciamo oggi iniziamo a lottare contro gli americani che violano le leggi o le interpretano a loro convenienza".

      Le misure presentate prevedono il blocco della pratica che consente alle aziende, soprattutto multinazionali, di nascondere all'Internal Revenues Service (Irs) il ruolo giocato dalle controllate estere nel far defluire gli utili verso giurisdizioni a regime fiscale particolarmente favorevole. Dall'abolizione di tale pratica il governo stima di far rientrare nelle casse dello stato circa 95,2 miliardi di dollari in 10 anni. Obama dice stop anche ad alcune agevolazioni fiscali che favoriscono la creazione di lavoro all'estero: l'abolizione delle deduzioni si tradurrà, in dieci anni, in risparmi per 103,1 miliardi di dollari: di questi 74,5 miliardi potrebbero andare come "credito d'imposta permanente per investimenti in ricerca e innovazione negli Usa". Per svolgere al meglio i propri compiti e aumentare i controlli, la squadra dell'Irs sarà potenziata con 800 assunzioni.

      "A nessun piace pagare le tasse, soprattutto in tempi di crisi. Ma la maggior parte degli americani rispetta gli obblighi. Molti cittadini e imprese adempiono ai loro obblighi ma ci sono altri che non lo fanno, aiutati da un codice delle imposte" non più adeguato, mette in evidenza Obama, affiancato dal segretario al Tesoro Timothy Geithner. "Diciamo basta ad agevolazioni indifendibili e alle scappatoie che consentono ad alcune società e ai cittadini abbienti di evadere le regole che osservano tutti gli altri americani", spiega Geithner, sottolineando come "sfortunatamente gli Usa abbiano un codice fiscale che consente alle aziende che investono e creano occupazione, fuori dai confini, dei vantaggi competitivi". "In un'economia globale abbiamo bisogno di aziende americane in grado di competere, ma non forniremo più incentivi fiscali che creano svantaggi per l'innovazione e i lavoratori americani", aggiunge il segretario al Tesoro, evidenziando come "a Londra lo scorso mese il G20 si è detto d'accordo ad agire contro i paradisi fiscali. E, dall'inizio dell'anno, più di dieci Paesi si sono nuovamente impegnati ad adottare standard internazionali, inclusi la Svizzera e il Lussemburgo". (ansa)

    BORSA: Europa cede con banche e auto, bruciati 133 mld
      21 apr. 09
      Quello che in molti operatori attendevano è arrivato: dopo un mese e mezzo di tendenza al rialzo, le Borse europee hanno frenato, con la prima seduta della settimana che ha registrato una consistente corrente di vendite. Penalizzati i settori delle materie prime, dell'auto e delle banche mentre a livello territoriale i listini peggiori sono stati quelli di Stoccolma, Milano, Amsterdam e Francoforte, che hanno chiuso con perdite superiori ai quattro punti percentuali.

      L'indice Dj stoxx 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, ha perso il 3,57%, che equivale a 133 miliardi di euro di capitalizzazione bruciati in una sola giornata, con una seduta che si era avviata in modo stabile ma che ha poi pagato due incertezze sul settore chiave del credito. La prima è stata quella dei risultati economici di Bank of America, che ha registrato nel primo trimestre un utile molto migliore delle previsioni, aumentando però di 6,4 miliardi di dollari gli accantonamenti per rischi di perdite sui crediti e avvertendo che lo scenario resta "estremamente difficile".

      Il mercato comincia quindi a nutrire dei dubbi sulla bontà dei primi dati in positivo delle banche statunitensi e a interrogarsi sulle prossime mosse dell'amministrazione Obama, che sembrerebbe orientata, per ricapitalizzare il sistema del credito senza chiedere fondi aggiuntivi al Congresso, a convertire in azioni ordinarie i titoli privilegiati di cui è in possesso. Una mossa che assomiglierebbe a una progressiva nazionalizzazione di qualche gigante del settore. In questo quadro, dopo aver registrato la chiusura leggermente positiva di Tokyo, le Borse europee sono partite stabili, per poi perdere progressivamente.

      Tra i bancari i titoli più pesanti sono stati quelli di Credit Agricole (-9,17%), Deutsche bank (-8,63%), Barclays (-7,93%) e Commerzbank (-7,83%). In controtendenza, oltre a qualche istituto di credito irlandese che non aveva sfruttato il precedente recupero, l'italiana Banco popolare, che ha chiuso in crescita dell'1,65%. Male anche i titoli automobilistici, con Renault in calo finale del 10,33%, Michelin dell'8,55%, Daimler del 7,52%, Porsche del 6,16%. Meno peggio ha fatto Bmw (-4,64%), ma soprattutto Fiat ha contenuto le perdite, pur chiudendo con il calo dell'1,76%. Come in quasi tutte le sedute fortemente negative, i comparti a soffrire meno degli altri sono stati quelli 'anticiclici' della farmaceutica e dell'alimentare, i cui indici Dj stoxx di settore hanno ceduto circa un punto percentuale. Di seguito, la chiusura degli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -2,49% - Parigi -3,96% - Francoforte -4,07% - Madrid -3,46% - Milano -4,21% - Amsterdam -4,12% - Stoccolma -4,77% - Zurigo -2,45% - Dow Jones -2,82% (seduta in corso) - Nasdaq -3,35% (seduta in corso) - Tokyo +0,19%. (ansa)

    Borse euforiche, a piazza affari vola la fiat
      3 apr. 09
      MILANO - E se il momento peggiore della crisi fosse passato? Sembrano chiederselo con forza gran parte degli operatori delle Borse mondiali e forse cominciano a crederci, specie in Europa, dove si sono maggiormente sentiti gli annunci del G20: l'indice Dj stoxx 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati nel Vecchio continente, e' cresciuto del 4,94%, il rialzo maggiore delle ultime sei settimane. Ma e' stata una seduta di euforia per tutti i listini europei, una corsa agli acquisiti che ha poggiato sulla chiusura in aumento di oltre quattro punti di Tokyo e sulla conferma con l'avvio molto sostenuto di Wall street che anche negli Stati Uniti almeno per qualche ora circola un po' di ottimismo. Ed e' stata proprio l'apertura della Borsa americana a rafforzare nel pomeriggio la corrente di fiducia sulle piazze azionarie continentali, un trend che ha portato il listino di Francoforte a crescere di oltre sei punti percentuali.

      Lo hanno seguito da vicino Parigi, Amsterdam e Stoccolma in rialzo di oltre cinque punti, mentre le altre principali piazze azionarie si sono 'accontentate' di un aumento di circa quattro punti. Bene ha fatto anche la discesa dei tassi d'interesse decisa dalla Banca centrale europea, al di sotto delle attese ma con il contemporaneo annuncio che si potrebbe tagliare ancora. Pero' a molti analisti appare chiaro che alcuni settori azionari hanno spiccato il volo sulla speranza di una ripresa a breve. E' il caso ad esempio dell'automobile, contagiata dal boom Fiat, il cui titolo e' cresciuto del 27,12% sulla fiducia all'amministratore delegato Sergio Marchionne che sta definendo i termini dell'alleanza con Chrysler. Nel comparto, fortissimi rialzi si registrano anche per Porsche (+16,57%), Michelin (+16,55%), Daimler (+15,64%), Bmw (+14,84%), Renault (+13,94%) e Peugeot (+13,73%). L'aumento minore e' stato fatto segnare da Volkswagen, il cui titolo e' cresciuto del 3,97%.

      Grandi progressi anche per i titoli delle materie prime minerarie (il cui indice Dj Stoxx di comparto e' cresciuto del 10,54% finale), con giganti come Vedanta e Acelormittal che hanno registrato rialzi di oltre il 14%. Giornata di forti acquisti anche per il settore bancario e assicurativo. Il primo ha registrato un aumento dell'indice Dj stoxx specializzato del 9,30%, con la gran corsa di Deutsche bank (+14,64%), Royal bank of Scotland (+12,35%) e anche Hsbc (+11,75%). Tra i titoli assicurativi spicca invece la crescita di Ing (+15,23%), Axa (+13,59%), Aegon (+11,33%) e Swiss Re (+10,63%). Molto bene anche Allianz, salita del 9,39% finale, mentre tra i titoli maggiori del settore solo Fondiaria (+0,56%) non e' riuscita a seguire pienamente il trend di giornata. In questo contesto, e' stata una seduta piuttosto fiacca per i settori tradizionalmente anticiclici come quelli dell'alimentare e della farmaceutica, ma anche il comparto delle telecomunicazioni non ha saputo attrarre molti ordini. Nel settore Tlc si e' infatti registrata la crescita del 4,01% di British group, ma il contemporaneo calo del 4,13% del grande gruppo scandinavo Teliasonera.

      Di seguito, la chiusura degli indici dei titoli guida delle principali Borse mondiali:
      Londra +4,28%
      Parigi +5,37%
      Francoforte +6,07%
      Madrid +4,69%
      Milano +4,76%
      Amsterdam +5,14%
      Stoccolma +5,05%
      Zurigo +3,26%
      Tokyo +4,40%
      Dow Jones +2,734%
      Nasdaq +3,29%
      (ansa)


    Piano casa: raggiunta l'intesa tra governo e regioni
      1 apr. 09
      ROMA - E' stata raggiunta l'intesa sul piano casa tra il Governo e le Regioni. Ne hanno dato notizia il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto e il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani. Stamani si terra' la Conferenza unificata delle Regioni che approvera' l'accordo, e l'intesa sara' poi presentata al Consiglio dei ministri.

      Il decreto legge sul piano casa sara' portato al Consiglio dei ministri entro una decina di giorni, probabilmente prima di Pasqua, ha reso noto Fitto, aggiungendo che servono ancora dei tempi tecnici. Le Regioni avranno 90 giorni di tempo per adeguarsi ai contenuti del decreto con proprie leggi regionali. L'intesa raggiunta stasera nella sede del ministero per i Rapporti con le Regioni, prevede anche l'istituzione di un tavolo comune Governo-Regioni per mettere a punto uno studio di fattibilita' volto a verificare quali misure adottare a proposito delle risorse necessarie all'edilizia pubblica residenziale. Nell'accordo, infatti, non sono previste risorse aggiuntive del Governo a sostegno dell'edilizia popolare.

      ''Abbiamo lavorato molto intensamente e l'intesa raggiunta e' positiva nel rispetto delle competenze delle Regioni: questo piano puo' dare una grande prospettiva al nostro Paese'': cosi' il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ha commentato l'intesa sul piano casa, appena raggiunta nella sede del suo ministero. ''Berlusconi e' sempre stato puntualmente informato sui vari passi dell'intesa: per questo posso dire - ha aggiunto il ministro - che e' stata raggiunta un'intesa condivisa dall'intero governo e domani (oggi, mercoledi', ndr.) il Consiglio dei ministri potra' procedere alla tempistica dei passi successivi, i tempi saranno ristretti''. A proposito del decreto legge sul piano casa che riguardera' misure di semplificazione burocratica e amministrativa, Fitto ritiene che possa essere messo a punto ''entro 10 giorni''.(ansa)

    Auto, Obama: boccia piani. Italia, boom ordini
      31 mar. 09
      NEW YORK - General Motors e Chrysler hanno bisogno di "un nuovo inizio . E questo potrebbe significare il ricorso al codice della bancarotta come meccanismo per assicurare una ristrutturazione più forte".

      Lo ha detto il presidente americano Barack Obama, sottolineando di riferirsi a un'ipotesi di bancarotta assistita dal governo, e non un "processo in cui la società viene scomposta in singole, parti, venduta e non esiste piu".
      Obama ha definito l'ipotesi di bancarotta per Gm Chrysler ''un meccanismo per aiutarle a ristrutturarsi rapidamente e riemergere piu' forti'' di prima. Il presidente degli Stati Uniti ha tenuto a spiegare nei dettagli come funzionano questi meccanismi, che spesso agli occhi del pubblico sono sinonimo di un fallimento annunciato.

      ''Quello di cui sto parlando - ha detto Obama - e' di utilizzare la nostra struttura legale come uno strumento che, con l'appoggio del governo americano, possa aiutare General Motors e Chrysler a risolvere la questione dei vecchi debiti che gravano su di loro in modo che possano poi rialzarsi e incamminarsi verso il successo''.
      Obama ha ricordato che con l'amministrazione controllata ''i lavoratori possono continuare a produrre auto che vengono poi vendute'', e che non si tratta affatto ''di un processo di liquidazione di una compagnia, che smettera' di esistere'', e neppure dell'ipotesi di ''avere una compagnia bloccata in tribunale per anni, incapace di uscirne''. (ansa)

    Sicurezza lavoro: piu' sanzioni amministrative, ridotti i casi di arresto
      28 mar. 09
      Sanzioni modificate, in alcuni casi aumentandole, in altri diminuendole; conferma dell' arresto in caso di violazione delle norme nelle imprese ad alto rischio, ma sostituzione del carcere con la sola multa pecunaria nell' eventualità di pura violazione formale delle regole. Sono alcuni dei punti cardine del decreto legislativo che modifica il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro del governo Prodi. Il decreto, assicura il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, "irrobustisce la protezione" dei lavoratori, fa chiarezza lì dove regnava invece l'incertezza, e ristabilisce criteri "ragionevoli" nelle sanzioni alle imprese. E, soprattutto, resta "aperto" perché, oltre all'esame della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni parlamentari, sarà anche sottoposto alle parti sociali. Tra i sindacati c'é però già chi insorge, come il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che giudica le modifiche "un grave errore".

      SANZIONI - Secondo Epifani le sanzioni vengono infatti "attenuate". Ma per il ministro del Lavoro non è affatto così e, dice, la Cgil dimostra in questo caso che il suo "é solo un pregiudizio". Rispetto al Testo Unico "qualche volta la sanzione è di più, qualche volta è di meno", ha precisato Sacconi. Per aggiornarle il governo ha preso come riferimento i valori della legge 626 del '94, ha calcolato l'inflazione accumulata nel periodo, che è del 36%, ed è "andato oltre", stabilendo un aumento del 50% rispetto a quegli standard. In questo modo la sanzione arriva per il datore di lavoro a un massimo di 8.000 euro. E' stato inoltre introdotto un meccanismo "di scala mobile" che permette di adeguare le sanzioni "automaticamente" nel tempo. Si è così posto fine al sistema "irrazionale" del Testo Unico, ha detto Sacconi, adottando criteri "ragionevoli".

      ARRESTO - Nel nuovo decreto rimane l'arresto per il datore di lavoro che non procede alla valutazione del pericolo nelle aziende ad alto rischio. Insomma resta valido nel caso di violazioni sostanziali. Per le violazioni formali, invece, laddove era prevista l'alternativa arresto-ammenda si passa alla sola sanzione amministrativa ma, assicura Sacconi, "in pochissimi casi".

      VIOLAZIONE PLURIMA - Rispetto al Testo Unico viene sostituito inoltre il concetto di "violazione reiterata" con quello di "violazione plurima". Se cioé nel precedente testo, ha sottolineato il ministro, la sospensione dell'attività aziendale era prevista in caso di violazioni dello stesso tipo reiterate nel tempo, ora è prevista invece, si legge nel testo del decreto, nel caso in cui alla prima verifica si riscontrino "almeno tre ipotesi di gravi violazioni" o la stessa violazione si ripeta "per la seconda volta in un biennio".

      TUTELE PRECARI - Nel provvedimento sono previste inoltre tutele specifiche per i lavoratori atipici e flessibili, e viene rafforzato il ruolo dell'Inail.

      PLAUSO IMPRESE - Le modifiche piacciono alle organizzazioni datoriali, che avevano criticato il precedente Testo Unico. Per Confartigianato, Cna, Confcooperative e Confcommercio il nuovo decreto è sulla strada giusta, mentre i sindacati aspettano il confronto con il governo per proporre i loro miglioramenti. Unica voce critica quella di Cgil e Fiom, che giudicano le modifiche "inaccettabili". "Per colpa del Governo - afferma il segretario nazionale Giorgio Cremaschi - ci saranno più morti sul lavoro".

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