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Popolare, ma non troppo: tra stornelli e world musicPopolare, ma non troppo: tra stornelli e world music

Se gli dici che la loro è "musica popolare", ti guardano un po' di traverso...
Nelle definizioni bisogna essere precisi, rispondono.

Loro sono i "Sonidumbra", un gruppo musicale nato nel '97, tutti amici (c'è anche un ternano) accomunati da un grande interesse: quello per la musica della tradizione orale umbra.

Ecco! Questa è la definizione giusta. Forse un po' troppo complicata per i profani. D'altra parte i "Sonidumbra" pur provenendo da percorsi diversi, sono passati attraverso studi di conservatorio e alla cultura musicale ci tengono.

Eppure se andate ad un loro concerto (ne fanno tantissimi in giro per l'Umbria, l'ultimo all'interno di Maree, la rassegna organizzata dal Comune di Terni), non vi annoierete affatto. Anzi vi verrà spontaneo muovere i piedi a tempo, accompagnare la musica con il battito delle mani, invidiare i bambini che, invariabilmente, vanno a ballare sotto al palco.

E allora perché la musica dei Sonidumbra non può essere definita "popolare"?
"Perché la musica popolare di oggi è solo la musica leggera", rispondono Barbara Bucci e Marco Baccarelli due degli animatori del gruppo. "Ad esempio Jovanotti fa musica popolare perché in giro tutti la cantano, la riconoscono, la condividono;la nostra musica invece era popolare ai tempi dei nonni, adesso è musica di tradizione orale".

Insomma è musica non più condivisa da una comunità, è un po'come una "rievocazione storica". Ma può tornare ad essere musica "popolare"? Può tornare di moda?
"La tendenza, in effetti, è proprio questa. Non tanto per merito nostro, quanto piuttosto perché la world music si è impossessata delle musiche tradizionali più lontane (da quelle indiane, alla celtica...) e piano piano si sta avvicinando anche alle nostre musiche tradizionali...alla Taranta ad esempio. Non è un fenomeno del tutto positivo: il rischio è quello di stravolgere la vera cultura popolare e musicale. A noi non piace la superficialità con la quale vengono ripresi questi temi: un ritorno alla musica tradizionale è auspicabile, ma non con i ritmi imposti da una moda globalizzante. Andiamo un po' più adagio, ma cerchiamo di ritrovare i legami forti che sono all'interno delle piccole comunità e che rappresentano la base irrinunciabile per distinguere una cultura da una moda".

Eppure ai vostri concerti vengono sempre più giovani...
"E' vero, però i giovani non riconoscono la nostra musica, la musica umbra: la prima cosa che ci chiedono è se siamo Sardi. Perché se hanno avuto modo di sentire musica etnica italiana, al massimo hanno ascoltato quella della Sardegna, o quella del Sud. Il pubblico più adulto, invece, quando ci sente ha le lacrime agli occhi, perché la nostra musica risveglia ricordi lontani. Poi i giovani si appassionano, ma non tanto per la riproposizione di una tradizione, quanto piuttosto per i ritmi".

Già...il saltarello, ad esempio...
"In Umbria non c'è una musica ritmica così forte come la Taranta che oggi va tanto di moda nel Sud Italia. Pensate che in molte discoteche di grandi città del Meridione i dj alternano alla disco-music la pizzica e le tammurriate. Però certo anche il nostro saltarello ha il suo fascino straordinario e il nostro sogno è farlo ballare da una piazza piena di giovani...un sogno che peraltro in parte abbiamo già realizzato!".

La musica tradizionale ha grande successo anche nel Nord Europa. In Bretagna, ad esempio migliaia di giovani cantano e ballano nei palasport al suono degli antichi strumenti, tipo le cornamuse, su rtmi modernizzati e amplificati. Ma voi usereste mai amplificatori e chitarre elettriche nei vostri concerti?
"Dipende dall'occasione e dalla funzionalità....se ci chiamassero in una discoteca, perché no. Intanto abbiamo inserito un contrabbassista nel gruppo. Il fatto è che a differenza della Bretagna, ad esempio, da noi c'è stato un blocco di questo tipo di musica per decine e decine di anni. Se la tradizione non si fosse interrotta, noi avremmo continuato a suonare la musica dei nostri nonni, facendola evolvere e aggiornandola..."

Quali sono gli strumenti più importanti della tradizione musicale umbra?
"Sicuramente l'organetto, anche perché la produzione di questo strumento aveva come punto centrale Castelfidardo, non lontano dalla nostra regione. In ogni caso il repertorio tradizionale umbro era soprattutto cantato, al massimo accompagnato dal triangolo e dal tamburello. La formazione canonica era costituita da due organetti, voci, percussioni e, qualche volta, la chitarra. Si suonava in occasioni particolari, spesso legate alla tradizione religiosa, o alla vita agricola: i maggi, la mietitura, le pasquarelle, la passione... Successivamente sono comparsi violino e fisarmonica, ma si era già nei primi decenni del '900 e le tradizioni musicali italiane si cominciavano a contaminare anche per via della radio..."

Qualcuno dice che in Umbria, come nel Sud Italia si cantavano solo canzoni d'amore. E' vero?
"No, c'erano anche le canzoni riprese da poemi cavallereschi, le ballate che raccontavano la storia dei paesi. Una particolarità umbra è poi quella del canto in ottava rima. In alcuni paesi c'era, fino a poco tempo fa, l'uso di cantare la Gerusalemme Liberata a mo' di gara mnemonica. Ognuno cantava otto versi e il cantante successivo doveva riprendere dall'ultima parola"

Quali sono le canzoni più belle che avete recuperato?
"Alcuni stornelli a contrasto, i dispetti, una sorta di allegro sfottò tra uomini, o tra uomini e donne...spesso con strofe molto allusive! E poi le ballate, quella della bevanda sonnifera e La bella peconà".

Dove e quando suonate?
"Suoniamo dove ci chiamano...e succede sempre più spesso, tanto che non riusciamo quasi a rispondere alle tante richieste, specie nell'assisano, ma adesso anche a Terni e nella Bassa Umbria. Nello spirito della musica che interpretiamo i nostri concerti li abbiamo fatti al conservatorio, come alle sagre paesane, negli auditorium e nelle piazze, ma anche ai matrimoni e alle sagre..."

...e un CD, quando lo registrerete?
"Il CD è in progetto. E' un'idea complessa: vorremmo mettere insieme un repertorio tradizionale, ma anche nostre creazioni. In ogni caso non ci fermiamo nella nostra ricerca, ma ogni cosa ha bisogno del suo tempo per maturare..."
Proprio come dicevano i nostri nonni!

24 agosto 2001

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