indice terniweb

turismo
locali
canali
città utile
meteo
oroscopo
forum
chat
mercatino

Miselli, una Miselli, una "rivolta contro il mondo moderno"

Sabato 19 maggio:una giornata dedicata a Furio Miselli. A Palazzo Gazzoli c’è stata la presentazione di un libro che raccoglie le sue poesie più belle, un confronto con gli studenti ternani, l’analisi dei testi in dialetto, il confronto tra il dialetto di un secolo fa e quello di oggi. Terni riflette oggi sul suo poeta più amato, il più insofferente verso la modernità, il più ironico…il più ternano. Terniweb propone una chiave di lettura insolita delle poesie di Miselli, con un intervento un po’ fuori dagli schemi. Il dibattito è aperto.

Una rivolta contro il mondo moderno, davanti ad un piatto di ciriole. A rileggere oggi le bellissime poesie di Furio Miselli (e lo facciamo grazie anche alla pubblicazione curata da Flavio Frontini che segue di qualche mese l’interessante libro su Miselli di Pompeo De Angelis edito dalla Thyrus) viene quasi una tentazione. Quella di fare un paragone ardito: tra il cantore della ternanità, Miselli, ed il movimento culturale che a cavallo della fine dell’800 e dei primi due decenni del novecento pervase gli animi di tanti giovani dell’Europa centrale e che prese diversi nomi e diverse forme: movimento volkish, kulturpessimismus, movimento dei Wandervogel.
Un elemento accomunava questa tempesta di idee: la contestazione del modo in cui la tecnologia, l’industrializzazione, il progresso stavano travolgendo l’Europa, il suo ambiente (oggi diremmo l’eco-sistema), i modi di vivere dei suoi popoli, le sue identità, le sue tradizioni. Idee stranamente attuali, eppure elaborate dalla gioventù di cent’anni fa. Una gioventù che fuggiva dalle città invase dagli stabilimenti e dai fumi delle fabbriche, che formava associazioni, leghe, che voleva riscoprire il senso di comunità contro l’individualismo economico, che cantava canzoni dedicate al sole, alla natura, agli antichi dei…
E Miselli, in tutto questo che cosa c’entra?
"Terni, mia, Terni mia non si' più tu!" cantava Furio, mettendo nei suoi versi la malinconia, ma anche la rabbia dei ternani aborigeni (così si definiva anche lui) di fronte alla radicale trasformazione della città. Uno dei pochi, se non l’unico caso di industrializzazione forzata in Italia in quel periodo. Tra il 1880 ed il 1920 la popolazione di Terni passò da poco più di dodicimila, a quasi cinquantamila anime. Il suo volto cambiò brutalmente. Al posto degli orti, chiusi tra i vecchi muri, crebbero le case degli operai, al posto dei vecchi opifici nati pigramente nei secoli del governo pontificio lungo i tanti canali della città, sorsero le grandi industrie destinate a produrre acciaio e cannoni, ma anche ad ammorbare l’aria, a cambiare i ritmi di vita di una città che era tutt’uno con la stupenda campagna che la circondava. E poi tutti quei forestieri che "arrivavano a Terni di notte co' le pezze al culo" e dopo due giorni volevano già fare i padroni.
Miselli e la sua brigata non lo sopportarono. Si ribellarono al progresso, all’industria, alla nuova Terni. Furono tra i pochi a farlo, e lo fecero con l’ironia tipica dei ternani, ma con ogni probabilità interpretarono i sentimenti di quella parte della borghesia che sentiva di non godere dei vantaggi derivanti dai grandi cambiamenti, oppure di non averne bisogno. Ma la rivolta di Miselli si riempì di contenuti. Come gli studenti del Liceo di Stegliz che dettero vita al movimento dei Wandervogel (Uccelli migratori) il poeta ternano diresse il timone verso la campagna. Riscoprì l’antica tradizione del Cantamaggio con tutte le sue simbologie pagane ed i suoi riti contadini e comunitari, diventò un purista del dialetto ternano (quello autentico), delle tradizioni locali: assunse su di sé la missione titanica (e come tale destinata alla sconfitta) del salvataggio dell’anima ternana. Una battaglia improponibile, diranno in molti. La battaglia di un poeta diciamo noi. Perché se è vero che nei primi anni del '900 il progresso che aveva investito Terni era inarrestabile, è anche vero che, come spesso capita, sarebbe stato pazzesco sacrificare tutto al Moloch dell’industrialismo. E qualcosa in effetti si salvò . Se Terni ed i ternani hanno conservato sempre un qualche legame con la campagna, se il Cantamaggio è rimasto in città a testimoniare un passato diverso, se camminando per i pochi vicoli ancora integri della vecchia Terni a qualcuno viene un groppo in gola, forse c’entra qualcosa anche Furio Miselli, Wandervogel ternano che amava un’idea di Terni e della sua comunità che non c’era più.

“Una vorda de questa giornata
giù lo spiazzo dell’Urmu che era!
Ch’alligria de matina a la sera, tra li soni, lo 'bbé e lo ballà!
De San Marcu le belle 'nfiorate
oh, ch’addore de bussu e mortella
San Franciscu che musica bella
Oh che tempi! Che vòli scordà!
Bellu tempu sii firnitu,
ma perché n’arveni più?
Terni nostru, 'ndo si' jitu?
Terni mia, non sì più tu!


F. Miselli

  • ambiente
  • sport
  • ternana
  • cultura
  • spettacolo
  • economia
  • cronaca
  • attualità
  • lavoro
  • enti locali
  • territorio
  • istruzione
  • salute
  • Archivio delle Notizie

    Lavora con noi | Per contattarci | Pubblicità | Disclaimer
    Terniweb è un progetto Interbiz srl - Tutti i marchi registrati

    Mercatino - Terniweb Forum - Terniweb Home Page - Terniweb