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Ancelotti: Ancelotti: "Per vincere bisogna giocare bene ed e' quello che vogliamo fare oggi"

''Vedere questa coppa alla vigilia ha sempre un fascino
particolare - commenta Carletto Ancelotti. Ma sai che devi giocartela con un'altra squadra, e devi conquistartela. Noi ci proveremo, ci teniamo tanto, come due anni fa''. Ancelotti garantisce che la squadra ''sta bene, e' serena, la tensione e' quella giusta'', e, visto che glielo chiedono, assicura anche che il canto del muezzin non ha disturbato i sonni rossoneri.

''Abbiamo cominciato a pensare a questa partita dieci 10 giorni fa, dopo Lecce'', spiega anche per dire che non ci fu rinuncia allo scudetto. ''Ci siamo preparati bene e ora pensiamo di essere pronti''. Per vincere e basta o per vincere giocando bene? ''Vincere e' fondamentale - dice Carletto - importante e' anche come si vince. Ma il Milan e' una squadra che per vincere deve giocare bene ed e' quello che vogliamo fare oggi''. E aggiunge: ''Corretti e leali''.

Ancelotti ammira il Liverpool, l'ha fatto intendere tante volte, per come e' riuscito a ottenere sempre cio' che voleva: ''E' una squadra internazionale, sa fare bene tutto, e non direi che e' prettamente difensivisa. Quando serviva difendere ha difeso, quando serviva attaccare ha attaccato. La definirei equilibrata e completa''. Il tecnico rossonero si aspetta comunque un Liverpool ''che curera' molto la difesa, come del resto il Milan. Sulle grandi difese si costruiscono le grandi squadre. Ma il Liverpool non fara' una partita difensiva''.

Segnare subito potrebbe essere importante? ''Non credo, l'importante e' giocare bene per 90', l'importante per il Milan e' giocare con le idee chiare poi il gol puo' venire anche dopo 50 minuti''. Idee chiare, che vuol dire capire l'avversario e non cadere negli errori delle ultime partite. Quanto alla possibilita' di finire ancora ai rigori, come due anni fa, Ancelotti ci crede poco. ''Comunque ci siamo allenati a tirare i rigori, ma conta poco, soprattutto in una finale, perche' e' tutta una questione psicologica e non di allenamento''.

Domenica e' arrivato in visita Berlusconi: ''Che cosa ci ha detto? Ci ha esortati soprattutto a a fare bella figura, perche' lui tiene molto all'immagine. E ha sottolineato la volonta' e la tenacia che devono avere i giocatori''. Niente suggerimenti sul numero delle punte, due e non una? ''Si' - sorride Ancelotti - ma non ho ancora ricevuto il foglio scritto, e delle parole non mi fido. Comunque giocheremo non con due ma con tre attaccanti, come abbiamo fatto quasi sempre. A volte abbiamo giocato anche con quattro attaccanti, ma pochi se ne sono accorti. I difensori si' che se ne sono accorti, chiedetelo a Maldini''.

Niente paura di esonero in caso di sconfitta dopo aver perso lo scudetto: ''Lo scudetto non l'abbiamo perso, perche' siamo arrivati secondi e io sono contento della mia squadra. E se perdiamo oggi non penso che mi licenzieranno, perche' non penso che perderemo''.

Anche qui, conta avere le idee chiare. Ancelotti le ha sulla formazione (Crespo con Sheva, schieramento tipo) e le ha sulla risposta che oggi gli dara' la squadra: ''A questa finale ci avviciniamo con meno incognite rispetto a Manchester. Io non ho alcun dubbio sulla prestazione che fara' il Milan. Ho un dubbio solo, sul risultato''.

MALDINI: SIAMO PIU' MATURI CHE A MANCHESTER
Maldini Paolo, 37 anni il prossimo 26 giugno, le ha viste tutte dal giorno in cui Berlusconi, 19 anni fa, compro' il Milan. I trofei conquistati, i passi buoi e quelli falsi, le finali giocate, quelle vinte e quelle perse, e' tutta anche storia sua. Si presenta in conferenza stampa assieme a Seedorf e ad Ancelotti, e gli fanno subito una domanda 'storica': un aggettivo per ognuna delle 7 finali.

''Difficile trovare un aggettivo per ogni finale. Ma un dato comune c'e': un giocatore ambizioso che ha trovato una societa' ambiziosa, che gli ha dato la possibilita' di fare 7 finali''. E magari di puntare a una vittoria per concludere con il Pallone d'Oro? ''No - ribatte il capitano rossonero - Non ho mai pensato alla vittoria per obiettivi e interessi personali, specie ora che ho 37 anni''.
Complimenti. Come vive allora Maldini la vigilia di questa finale, dopo averne giocate tante? ''Le emozioni sono sicuramente diverse dalla prima, quella dell' '89 a Barcellona contro la Steaua. Allora avevo vent'anni. C'e' differenza di emozioni e di pressioni, a quel tempo ero certamente meno sicuro e tranquillo''.

Ma c'e' anche piu' sicurezza, in questo Milan, rispetto a quello di due anni fa a Manchester, quel Milan che stava aprendo un nuovo ciclo. ''La differenza principale rispetto a Manchester e' giocare una finale contro una squadra non italiana. E poi, soprattutto, siamo una squadra piu' 'abituata', piu' matura rispetto a due anni fa''.

La pensa cosi' anche Clarence Seedorf: ''Quella era una squadra nuova, che faceva grandi cose, ma questa e' piu' solida - afferma l'olandese -. Prevedo una partita non facile, una gara tosta, contro una squadra che ha fatto molto bene eliminando formazioni importanti''.
Per Seedorf e' la quarta finale con tre squadre diverse (Ajax, Real e due volte Milan). Un record. ''Anche solo arrivarci e' un traguardo importante, e io di arrivarci non mi stanco mai. Ma poi e' piu' importante vincere, e io credo che con la nostra esperienza, e con la squadra che abbiamo, ce la faremo''.

Sotto l'egida dell'Uefa, c'e' stato l'annunciato incontro con stretta di mano fra un recordman di Champions del passato e uno del presente: il 71enne Gento, ala sinistra del grande Real Madrid, e Paolo Maldini. Otto finali giocate e sei vinte per Gento, sei giocate e quattro vinte per Maldini. ''E' stata una forte emozione per me stringere la mano a un campione che ha vinto cosi' tanto - ha raccontato il capitano del Milan - e lui mi ha detto che se qualcuno deve battere il suo record, gli piacerebbe che fossi io''.
(ansa)

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