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Una separazione mediata
Resta acceso il dibattito alla Camera circa la proposta di legge sull'affidamento condiviso dei minori in caso di separazione dei coniugi. La proposta originale (C.66), presentata nel maggio del 2001, č stata rielaborata in un testo unificato con le numerose pdl concorrenti. Proprio in queste settimane la commissione Giustizia č in attesa dei pareri delle commissioni Affari sociali e Lavoro per proseguire l'iter di approvazione. La prassi vigente prevede che i figli vengano affidati ad un unico genitore,quasi sempre alla madre. La nuova legge introduce una prospettiva diversa, quella dell'affidamento condiviso: entrambi i genitori restano responsabili nei confronti dei figli, devono provvedere alla loro cura ed educazione qualunque siano i rapporti interpersonali che li legano. In questo modo si manterebbe inalterato il regime precedente alla separazione, eventualmente con una alternanza delle responsabilitā stabilita in base ai relativi impegni ed esigenze. Punto focale della proposta di legge č l'introduzione del "mantenimento diretto" che andrebbe a sostituire, in parte, il tradizionale assegno di mantenimento: questo si renderebbe necessario solo qualora il contributo di uno dei due coniugi, considerato il reddito, risultasse inadeguato. Altro passaggio importante della proposta riguarda l'obbligo di ricorrere ad appositi "centri di mediazione familiare" dove i genitori possono accordarsi sul progetto di affidamento condiviso da presentare contestualmente alla domanda di separazione. "Significa affidarsi, dunque, ad una sorta di mediatore coniugale dal quale dipende la buona riuscita o meno di un piano per l'ffidamento - spiega la dott.ssa Costanza Marzotto, psicologa, mediatrice familiare del Centro studi della Universitā Cattolica di Milano - in caso di scarsa qualificazione dell'operatore, la mediazione richierebbe di tradursi in uno sterile "percorso obbligato" prima di arrivare di fronte al giudice. "L'affidamento condiviso - continua la dott.ssa - segnerebbe la fine dell'assurda logica della guerra fra le parti. Nessuno rischierebbe di essere privato del proprio ruolo di genitore". Certo, rimane aperta la questione di come gestire l'impatto di oltre 70mila separazioni all'anno: "di fronte a questi numeri - sottolinea la Marzotto - bisogna evitare soluzioni improvvisate. Se i centri pubbici e privati previsti dalla legge fossero ben gestiti, le coppie potrebbero trovarci uno spazio d'interesse comune che si traduce, poi, in benessere per i figli".
Francesca Sabbatini
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