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Hanno spento gli occhi di Enzo
Ci hanno detto che Enzo č morto. Al Jazeera ha dato la notizia in un ticker scorrevole sotto lo schermo. Praticamente un trafiletto. Nessun particolare. Le speranze sono volate via di colpo, spazzate lontano dalle dichiarazioni di una imprecisata (chissą perchč anonima) "fonte diplomatica" italiana, che avrebbe visionato il video dell'uccisione. Enzo era partito da solo. Ma fin dal primo post sul suo blog, e dal primo messaggio nella mailing list, ci ha permesso di essere li' con lui, vicini, quasi a toccarlo. Da semplici fruitori del suo lavoro giornalistico, ci siamo trasformati tutti in compagni di viaggio. Qualcuno l'ha definito un turista spericolato. Non c'e' nulla di piu' falso. Enzo Baldoni in iraq era tutt'altro che un turista. Era un testimone oculare. Ed era un testimone con una marcia in pił: la sua disarmante sinceritą. Attraverso gli occhi di Enzo abbiamo visto quel bambino di Najaf, che aspettava l'inferno che di li' a poco gli sarebbe piovuto addosso . Abbiamo visto l'ustionato sul suo lettino d'ospedale, l'abbiamo visto cosi' bene che riuscivamo quasi a sentirne il respiro. E abbiamo corso insieme a lui con la bandiera della Croce Rossa, dopo aver caricato i viveri sui camion , facendo una catena umana. Insieme a lui abbiamo riso e ci siamo commossi. Abbiamo avuto anche paura. Molta paura. La sera del 25 agosto la polizia del governo provvisorio irakeno ha fermato 60 giornalisti a Najaf. Mentre sparavano in aria, i poliziotti hanno ordinato ai giornalisti di lasciare immediatamente la cittą. La guerra, per prosperare, ha bisogno del buio, dell'oscuritą che protegge dagli sguardi i suoi mille orrori. La pace, invece, ha bisogno di luce. Ci hanno detto che Enzo Baldoni č stato ucciso. Luci spente. Buio. Sipario.
Paolo Oddone(warnews)
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