|
Cielo sto morendo ! Oppure no?!
Molière nel Malato Immaginario, tratteggiandone la figura dominata da insicurezza cronica, paura immotivata e condotte terapeutiche irrazionali era riuscito mirabilmente a fare la sintesi dello stile espressivo dell’ipocondriaco focalizzando l’attenzione sul sentimento di essere ammalato senza valide o giustificabili basi realistiche. Tutti sappiamo però che l’ipocondria è una vera e propria malattia e sicuramente un problema per chi ne soffre e per chi gli vive accanto , provate a seguirmi e forse troverete qualche consiglio per affrontare meglio questa situazione . Spesso, i parenti del malato, dopo aver tentato in tutti i modi di rassicurare l’ansia del congiunto, cadono in genere nella trappola della connivenza attraverso le visite, le analisi, i controlli; o anche attraverso le smentite e le rassicurazioni. E’ una vera e propria trappola perché il vero ipocondriaco non si tranquillizza con le verifiche mediche perché lui non vuol appurare se è malato ma che è ammalato. Perciò se visite, esami e analisi avranno dato tutte risultato negativo non si sentirà affatto meglio ma anzi si convincerà che è stato imbrogliato da tutti perché malato lo è veramente, e solo per paura o per errore gli sono stati consegnati dei referti sbagliati. Le rassicurazioni sono un altro errore da evitare, perché rassicurando l’ipocondriaco si ottengono, paradossalmente, risultati opposti: "Se si danno tanto da fare per tranquillizzarmi" pensa lui "è segno che sto male veramente e che la mia sorte è segnata, che sono condannato; altrimenti penserebbero a curarmi". I familiari cadono allora, proprio come avviene con il depresso, in un lungo braccio di ferro, alla fine del quale tutti perdono. Lui, l’ipocondriaco, perché ne esce snervato e sempre più persuaso di aver ragione . Loro, i parenti, perché ne escono frustrati dalla assoluta inutilità dei loro sforzi. Allora cominciano a guardare storto il poveretto e ad avercela con lui, il quale però non dobbiamo dimenticare, non si diverte affatto , anzi soffre molto. Chi affronta questi problemi non dovrebbe mai dimenticare che l’ipocondria è un problema interiore , cioè che viene dall’interno della persona, non dal suo esterno; che va quindi affrontato non dall’esterno con buoni e sensati discorsi, ma dall’interno, con la giusta terapia. Le terapie però lasciamole fare agli psicoterapeuti ed ora pensiamo a cosa potrebbero fare i parenti in qualità di comuni mortali. Anche se può sembrarvi strano, i familiari non devono mai contraddire l’ipocondriaco, per molti di loro anzi, funziona bene il dare apparente spago e magari chiedere istruzioni per l’eredità. La rabbia del soggetto al sentirsi dire queste cose va messa in conto e sopportata. Essa è tuttavia il segnale, a lui stesso prima che ai familiari, di una salutare reazione in senso contrario. Questa ovviamente non è una terapia, tuttavia un comportamento simile , anche se può apparire insensato evita di aggravare il problema e contribuisce comunque a dare una spinta nel senso giusto. Per quanto riguarda il trattamento vero e proprio si può dire che l’ipocondria risponde bene alla terapia breve e non è raro che un buon terapeuta ne possa spezzare, nel giro di quattro o cinque sedute, il giro vizioso, la terapia si potrà continuare per un po’ per consolidare i risultati. Mi raccomando, diffidate delle terapie a lungo termine perché non è detto che siano efficaci e soprattutto sono antieconomiche!!! Tratto da "La Pagina" Paola Fabrizi
|
 |
|