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Petrolio, Al Qaeda vuole far saltare i mercati
La seconda cosa detta dal portavoce dell’ambasciata saudita a Washington, parlando ieri alla Cnn, è che il suo governo manterrà la promessa di aumentare la produzione di petrolio, per far scendere stabilmente il prezzo sotto la soglia dei 40 dollari al barile. La prima cosa erano state le condoglianze ai famigliari delle vittime di Khobar e la difesa del raid che ha chiuso il rapimento degli ostaggi di al Qaeda. Ora si tratta di vedere se i mercati daranno piu' peso al primo tema o al secondo, cioè alle garanzie di Riad o alle minacce di Osama bin Laden. Da questo potrebbe dipendere non solo il costo della benzina alla pompa durante le vacanze estive, ma anche la stabilità dell’economia internazionale in faticosa ripresa. Al Qaeda, evidentemente, legge i giornali e guarda la Cnn, perché l’offensiva lanciata in questi giorni sembra andare oltre il tradizionale obiettivo di rovesciare la monarchia saudita. Il 27 aprile Abdul Aziz al-Mukrin, considerato il nuovo capo dell’organizzazione di bin Laden a Riad, aveva annunciato una campagna che voleva "scuotere la terra sotto i piedi del regime". Solo quattro giorni dopo, il primo maggio, i suoi uomini avevano colpito, uccidendo cinque occidentali nella raffineria di Yanbu. Ora è arrivato l’attacco di Khobar, indirizzato ancora una volta agli stranieri del settore petrolifero. In passato gli attentati erano più imprecisi. Pare ovvio dedurre la determinazione a colpire meglio l’industria estrattiva, proprio mentre il costo dei barili raggiunge livelli record per una serie di fattori, che includono la crescita di domanda nelle economie in ripresa, il deficit di raffinazione negli Usa e l’incertezza geopolitica. Giovedì prossimo l’Opec si riunirà a Beirut, e sul tavolo ci saranno almeno due proposte: annullare del tutto le quote, o comunque offrire tra 2.000 e 2.500 barili in più al giorno.
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