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Rumsfeld nega l'evidenza Rumsfeld nega l'evidenza

Vietato ammettere i propri errori. Ed anche i propri orrori. Il comportamento americano e degli alleati lascia intendere che ogni sforzo sarà compiuto solo per non cadere nei sondaggi di opinione, ma un reale ripensamento, capace di mettere su altri binari il futuro dell'Iraq, non è il caso di attenderlo. Fortunatamente la pubblica opinione comincia a risvegliarsi negli Stati Uniti la stampa ed il Congresso hanno marcato un segnale di distinzione forte dall'Amministrazione Bush e soprattutto dal segretario alla Difesa Donald Rumsfeld. Anche un commentatore autorevole come Thomas L. Friedman, tradizionalmente molto vicino alla linea presidenziale, ha pubblicato un editoriale sul New York Times fortemente critico nei confronti dell'Amministrazione e del Pentagono.
La linea di difesa, immediatamente adottata anche in Italia, cerca di uscire dal contesto della discussione esaltando il ruolo delle democrazie capaci di scoprire e di punire i propri errori. È chiaro a tutti che non si sta certo discutendo di questo, se una democrazia sia preferibile ad un sistema totalitario magari anche sanguinario, ma di come sia possibile in un paese democratico che un Segretario alla Difesa possa rimanere in carica dopo aver manipolato le prove sulla base delle quali è stata scatenata una drammatica guerra, dopo aver occultato i dossier che prevedevano le difficoltà del dopo guerra e dopo aver taciuto sul regime delle torture in carcere.
La forza di Rumsfeld sta nel suo ruolo di puntello di un'intera classe dirigente che esprime una visione folle del ruolo degli Stati Uniti nel mondo e solo rimanendo unita e negando l'evidenza può sperare di essere nuovamente confermata alla guida del paese.
L'omologazione imbarazzante che compatta gli alleati è rotta in Italia, se non nelle parole certamente nelle azioni, dal ministro Pisanu, che sembra far parte di un altro Governo, e che sta portando avanti accanto alla giusta repressione nei confronti dei potenziali terroristi un proficuo confronto con le rappresentanze islamiche laiche e moderate, unico passaggio possibile per costruire un futuro di convivenza pacifica.
Rula Jebreal
(notizie.virgilio.it)

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