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Mio dio ma questa è proprio una rapina!
Una rapina ad una banca, di questi tempi non stupisce più, è routine del crimine e della cronaca. Il punto di vista cambia, però, quando si è diretti testimoni del fatto. Anzi si è quasi protagonisti trovandosi a che fare con i rapinatori.
Il fatto: nella tarda mattinata di oggi, tre malviventi hanno "prelevato" dalla Cassa di Risparmio di Orvieto in piazza della Pace a Terni, 20.000 euro. Fuggiti a bordo di una utilitaria grigia, sono stati intercettati da una volante della polizia ma, a causa di un camion che si è involontariamente frapposto tra "la guardia e i ladri",la fuga è proseguita indisturbata. Nella banca, oltre al personale e al direttore c'erano anche alcuni clienti.
La testimonianza: Tra i clienti A.R., 54 anni, impiegato, sposato, e lettore di Terniweb. Ci ha inviato una email con le sue sensazioni in merito alla vicenda:
"Dovevo andare in banca per effettuare alcuni versamenti per l'azienda per cui lavoro, tra l'altro avevo in tasca diverso contante. Ma mentre stavo per entrare nell'agenzia della Cassa di Risparmio di Orvieto, in via Giovanni XXIII, ho rallentato un po' il passo perché la bussola d'ingresso era aperta, ma quasi subito sono stato afferrato per un braccio da un uomo di una quarantina d'anni dai modi decisamente bruschi che mi ha spinto dentro la banca. Non ho indugiato neanche un attimo perché sotto le costole mi sentivo premere quello che sembrava proprio un'arma da taglio. Stessa sorte è toccata ad un altro paio di clienti. Appena entrati abbiamo visto in azione un altro rapinatore che stava mettendo dei soldi dentro una busta di plastica. Quello che ci aveva spinto dentro ha detto al suo complice, con un chiaro accento romano, 'A Pa' movite che ce famo cena'.
Questione di pochissimi minuti e i due rapinatori, entrambi a volto scoperto erano fuori dalla banca. Solo allora mi sono reso conto di quanto era accaduto. In quei momenti non pensi a niente, sei come in trance, non pensi neanche ai soldi che porti in tasca. Non abbiamo neanche avuto il tempo di commentare l'accaduto tra chi era dentro la banca, perché la polizia è arrivata in pratica subito. Erano sia poliziotti che carabinieri. Sul momento non ci hanno fatto domande, ci hanno chiesto solo il numero di telefono e di tenerci a disposizione.
Alle tre del pomeriggio mi hanno chiamato in questura dove ci hanno chiesto di raccontare quello che era successo e di descrivere le persone coinvolte nella vicenda. Il tutto è durato una ventina di minuti. Sono uscito dalla questura pensando che avevo un dolore dietro alla schiena. Ma forse si tratta di un'impressione. Ho acceso il computer per allentare un po' la tensione.
Ho iniziato a pensare che sì, queste cose succedono, ma stavolta sono successe a me. Un taglierino non spaventa come una pistola, ma, d'altra parte, con una pistola in banca, grazie ai sistemi di sicurezza, non ci si entra più (?!). E poi sì, un taglierino è solo un taglierino... si potrebbe anche reagire ai malviventi senza il rischio di farsi troppo male ma... che bisogno ho di rischiare se tanto non è me che rapinano ma la banca... e perché la banca, per tenere al sicuro i suoi soldi e i suoi clienti non provvede ad assumere una guardia armata?"
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