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di Libero Gilera

E ora accanto a Laika, la cagnetta sovietica proiettata nello spazio suo malgrado negli anni sessanta, c'è un altro eroe. Dennis Tito, miliardario californiano, si è permesso di fare quattro passi nel cosmo, lui però avendolo fermamente voluto, in barba alla Nasa, contraria alla spedizione turistica. Tanto che proprio la Nasa, per la quale Tito aveva lavorato come ingegnere, ha chiesto all'agenzia russa che ha curato la messa in orbita del magnate il risarcimento dei danni. Il motivo? Costringendo l'equipaggio a fargli da baby sitter ha bloccato importanti esperimenti scientifici.
Con la faccia sorridente e il pollice alzato verso il cielo in segno di ok si è offerto, come ha acutamente osservato un commentatore, il più bello spettacolo del mondo... cioè il mondo.
A ben vedere però, Dennis Tito dell'Ulisse omerico che varca le colonne d'Ercole ha poco. Si è trattato infatti né più né meno che di una gita organizzata, seppur preparata nei minimi dettagli a partire dal training psicofisico. Vacanze intelligenti, "Avventure nel mondo", solo che stavolta le avventure sono state... fuori dal mondo.
Cosa c'è di male? Niente. Il miliardario aveva soldi a disposizione (molti), aveva un sogno, se lo è comprato e lo ha consumato. Un po' come succede ai viaggiatori terrestri che raccontano, ospiti del programma di Licia Colò, che loro sono andati nel deserto della Namibia, pensate, in camper e che, se non fosse così freddo, andrebbero persino a dare un salutino all'orso bianco della Golia.
E' per questo che il cosmoturista ha occupato intere colonne di giornale. Tutti avrebbero desiderato essere al suo posto. Per "provare un'esperienza". E i giornalisti hanno colto al volo questo bisogno dei loro lettori.
Siamo sempre di più ad avere la fregola di vedere cose e ingurgitare sensazioni forti. Costa Rica, Alaska, Canada, tutto è vicino. Tre settimane a fotografare caimani e poi di nuovo a casa con le foto a portata di mano. Vedi che bei colori? Cristo che fortuna che hai avuto! Chissà che paura!
Ho letto che un tal Piero Ciacchella ha deciso di arrivare in Mongolia direttamente in camper. Ha poco più di 70 anni e, a meno di inconvenienti, giungerà a destinazione il 10 luglio. Dopo una traghettata fino in Grecia, attraverserà Turchia, Georgia, Azerbaijan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghistan, Kazakistan e Russia. E poi farà l'esperienza dei templi lamaisti e degli allevatori di cavalli. Un'impresa che dire romantica è un eufemismo. Beato lui.
Insomma, anche se non si hanno miliardi da spendere, basta un po' di coraggio e di tempo e le nostre belle soddisfazioni possiamo togliercele.
"Siete un popolo di viaggiatori", aveva detto, in senso amorevolmente dispregiativo, il poeta Sanguineti a Jovanotti in occasione della presentazione del libro "Il grande boh". Aveva una platea di giovani davanti, la classe viaggiatrice per eccellenza: autostop, arte di arrangiarsi e nello zaino, al ritorno, una bella dose di esperienze per crescere, conoscere, raccontarsi cambiati, migliorati. Ma il viaggio non è mai abbastanza... definitivo. Perché (cito proprio il Jovanotti) "io sono uno che racconta mondi che ha visto e mondi che vuole vedere... finché non mi riprende il senso dell'irrequietezza che mi porta a fare di nuovo i bagagli e partire". Sì, partire, muoversi, scoprire.
E se invece provassimo, così per gioco, a tessere l'elogio della stanzialità? Chissà, forse, tra qualche anno, sarà di moda starsene tutto il giorno davanti allo specchio a rimirare il riflesso del proprio sguardo irrequieto.
E al travelling sostituiremo il mirroring. Anche se una sgambata in assenza di gravità... beh è una bella esperienza.


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