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Sydney: metropoli lontana

Sydney: metropoli lontanaSydney: metropoli lontana

Affacciata su una baia di straordinaria bellezza, la "Grande mela australiana" è spregiudicata, efficiente, ordinata, organizzata, sicura.
Dove terra e acqua si mescolano, creando un dedalo di baie costellate da isolotti e insenature, c’è l’ombelico del mondo. Sydney ricorda l’America, l’Oriente e l’Europa. I grattacieli altissimi della City si perdono tra le nuvole, come a New York; passeggiando tra le casette unifamiliari di Darlinghurst e di Paddington si ha l’impressione di camminare nei quartieri residenziali d’oltremanica. China Town è una vivace oasi d’Oriente, mentre in Oxford Street si possono acquistare gli stessi abiti firmati esposti nelle boutique di via Montenapoleone a Milano. Sydney, con la sua incredibile baia, è unica al mondo, affascinante nonostante il traffico della City e la monotonia di certi quartieri periferici. La cosa che più colpisce chi, dopo venti ore d’aereo, approda nella "Grande mela" è il suo dinamismo: a volte si ha l’impressione che la città non debba fermarsi mai, tantomeno d’estate quando gli spettacoli e le manifestazioni terminano a notte fonda. Anche per questo la capitale del New South Wales è amata dai giovani, dagli artisti e dai globetrotter.
Non ci si annoia mai; c’è sempre qualcosa da fare o da vedere: assistere alla prima dell’Opera House, partecipare al matrimonio organizzato nei Royal Botanic Gardens, bere una birra con quella brasiliana incontrata sul traghetto. La città è un incredibile caleidoscopio di razze, di culture, di gente arrivata da ogni parte del mondo: italiani, greci, cinesi, indiani, sudamericani, pochissimi aborigeni e inglesi, ovviamente discendenti dei primi coloni arrivati nel 1788. Con capitan Arthur Phillip, cui Sua Maestà aveva dato il compito di conquistare quei territori individuati una ventina d’anni prima da James Cook, approdarono ottocento galeotti dei quali la Corona britannica voleva sbarazzarsi. Si stabilirono su quel lembo di terra roccioso, chiamato The Rocks, affacciato sulla Sydney Cove; sulla collina furono posizionati gli armamenti e, dove oggi si trova il Circular Quay, il forno e dietro l’ospedale. Lentamente la città cominciò ad espandersi; all’inizio del ’900 Sydney già contava mezzo milione di abitanti, oggi più di tre milioni, circa un sesto dell’intera Australia.
E’ un cocktail di oltre cento etnie, un variegato miscuglio di lingue e culture diverse, tutte ancora radicate, che convivono pacificamente fianco a fianco. Anche in cucina; almeno a giudicare dai piatti preparati da Haru Inukai, lo chef giapponese del ristorante Ampersand, uno dei più eleganti e raffinati di Darling Harbour.

www.sidney.com


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